Per le giornate del 6 – 7 maggio 2026 è stato proclamato uno sciopero per tutto il personale scolastico, in Italia ed all’estero, per le Scuole di ogni ordine e grado, contro le prove Invalsi che, nate come test di rilevamento a campione per analizzare il sistema scolastico, sono diventate strumento improprio per catalogare gli studenti e misurare il livello di competenze acquisite, discriminando soprattutto i ragazzi più fragili.
La FISI ritiene le Invalsi inutili e dannose perchè:
- a) non hanno determinato alcun sviluppo positivo nel sistema educativo;
- b) non possono misurare competenze poiché sono costituite da test decontestualizzati a risposta chiusa o aperta univoca;
- c) la valutazione delle competenze richiede strumenti specifici, l’utilizzo di test contraddice il concetto stesso di competenza;
- d) hanno diffuso nelle scuole la pratica del teaching to test, sottraendo tempo e attenzione alla didattica attiva.
Lo sciopero aggiunge, a questi motivi, i seguenti obiettivi:
– Eliminare il precariato procedendo a stabilizzazioni immediate, tramite procedure snelle e trasparenti e ripristinando il “doppio canale”.
– Opposizione alla riduzione a quattro anni dei percorsi di istruzione secondaria che comporterebbe l’impoverimento dell’offerta formativa, l’aumento dei carichi di lavoro e di studio per docenti e studenti e la drastica riduzione degli organici.
– No all’Autonomia differenziata che spacca il paese in due creando diseguaglianze sociali, aprendo a meccanismi di assistenzialismo e privatizzazione forzata fini a sé stessi.
– Recupero di almeno il 30% del potere d’acquisto di docenti ed ATA, perso in questi anni.
– Per docenti ed ATA pensione corrispondente all’ultimo stipendio e in età compatibile con un lavoro gravoso e usurante.
– No al Fondo Espero e al silenzio -assenso per i neo assunti. Promosso dai sindacati “rappresentativi” il Fondo Espero rappresenta una inaccettabile privatizzazione della previdenza pubblica.
– No alle Indicazioni Nazionali 2025 che sono un documento fortemente ideologico, intriso di nazionalismo e retorica, che utilizza la “personalizzazione” e la “valorizzazione dei talenti” come strumenti di selezione classista.












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