Lo so, fino ad ora vi avevo abituato ad articoli brevi, caratterizzati da un taglio ironico, fatto apposta per “punzecchiare” le coscienze.
Ma questa volta ho compreso che il tema è talmente importante, e i suoi effetti talmente dirompenti, che ho voluto indossare i panni del “giornalista d’inchiesta” e, fatte le debite ricerche e riflessioni, ho scritto questo articolo, che in realtà dovrei chiamare “indagine”, perché di questo si tratta.
Permettetemi un suggerimento: so di essere una specie di “signor nessuno” nel mondo della comunicazione web, ci sono protagonisti molto più importanti e noti di me, ma questa indagine non sottovalutatela, perché ciò che ho scoperto, e che di seguito descrivo, potrebbe avere conseguenze veramente importanti.
p.s. a un certo punto leggerete del sito americano “freedom.gov”, ormai prossimo alla pubblicazione, la cui home page è già online; non sottovalutatelo, perché potrebbe aiutarci a difenderci da una censura targata UE.
La Sindrome di Paul Revere: Washington e la De-costruzione del Confine Digitale Europeo
L’inizio del 2026 segna una transizione di fase termodinamica nelle relazioni transatlantiche, dove l’energia cinetica della politica estera americana ha raggiunto un punto di ebollizione tale da scardinare le strutture consolidate della diplomazia digitale. Quella che era iniziata come una divergenza normativa sulla moderazione dei contenuti si è evoluta in una vera e propria proiezione di potenza cibernetica: il governo degli Stati Uniti, sotto l’egida dell’amministrazione Trump, ha ufficialmente dichiarato guerra a quella che definisce la “ciber-clausura” europea. Al centro di questa offensiva non troviamo portaerei, ma una piattaforma digitale denominata Freedom.Gov, progettata per fungere da ariete contro le mura legislative innalzate da Bruxelles e Londra.
Questa analisi intende esaminare la morfologia di questo scontro, integrando prospettive che spaziano dalla giurisprudenza costituzionale alla neuroimmunologia dei sistemi informativi, per comprendere come Washington stia ridefinendo il concetto di sovranità in un’era di interconnessione quantistica. La mossa americana non è solo un atto politico, ma un tentativo di prevenire quella che viene definita “eradicazione civilizzazionale”, operata attraverso filtri algoritmici e leggi sulla “sicurezza online” che, secondo la Casa Bianca, soffocano il respiro del libero pensiero.
Il Progetto Freedom.Gov: Architettura di una Resistenza Digitale
Il portale Freedom.Gov rappresenta il culmine di una strategia volta a “esportare il Primo Emendamento” oltre i confini nazionali americani. Sviluppato sotto la direzione della Sottosegretaria di Stato per la Diplomazia Pubblica, Sarah B. Rogers, il sito non è un semplice aggregatore di notizie, ma un sofisticato strumento di elusione normativa. L’estetica stessa del portale comunica un messaggio di rottura: un logo animato raffigurante Paul Revere, il leggendario messaggero della Rivoluzione Americana, avverte i cittadini europei che “la libertà sta arrivando”.
Anatomia Tecnica e Funzionalità
La struttura tecnica di Freedom.Gov è stata concepita per aggirare le restrizioni geografiche (geofencing) imposte dalle autorità europee nell’ambito del Digital Services Act (DSA) e dell’Online Safety Act (OSA) del Regno Unito. Il portale integra strumenti che permettono agli utenti di navigare in una versione del web non filtrata dalle autorità locali, garantendo al contempo un livello di anonimato che le organizzazioni come Big Brother Watch considerano ormai inesistente in Europa a causa delle richieste di identificazione biometrica e ID digitali.
| Componente Tecnica | Descrizione e Funzionalità | Obiettivo Strategico |
| VPN Integrata | Funzione di Virtual Private Network nativa per mascherare l’indirizzo IP dell’utente. | Far apparire il traffico dati come originato negli Stati Uniti, eludendo i blocchi regionali. |
| Amministrazione CISA | Gestione del dominio affidata alla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency. | Proteggere il portale da attacchi informatici statali e garantire la resilienza del segnale. |
| Protocollo No-Log | Politica rigorosa di non tracciamento delle attività degli utenti sul sito. | Contrastare la sorveglianza dei governi europei sui “dissidenti” digitali. |
| Mirroring Dinamico | Replicazione di contenuti banditi in Europa su server americani protetti. | Rendere vana l’autorità di rimozione delle corti europee su post e video considerati “odio”. |
Il coinvolgimento della CISA segna un cambiamento paradigmatico nella missione dell’agenzia. Se in precedenza la sua funzione principale era proteggere le infrastrutture critiche americane e combattere la disinformazione straniera, ora viene utilizzata per proiettare l’informazione non filtrata verso l’esterno, trattando gli alleati europei con lo stesso sospetto tecnologico precedentemente riservato a nazioni come l’Iran o la Corea del Nord. Questa inversione suggerisce che Washington percepisca la regolamentazione europea del discorso come una minaccia alla propria sicurezza nazionale e ai propri interessi economici superiore alla minaccia rappresentata dai tradizionali avversari cibernetici.
Sarah B. Rogers: Il Braccio Legale della Nuova Diplomazia
La figura centrale in questa crociata è Sarah B. Rogers, giurata come Sottosegretaria nell’ottobre 2025. Rogers non è una diplomatica nel senso tradizionale; la sua carriera è stata forgiata nei tribunali come avvocato d’assalto specializzato in libertà di parola e diritti civili. Prima di entrare nel governo, Rogers ha guidato battaglie legali storiche, come il caso NRA contro Vullo davanti alla Corte Suprema, conclusosi con una vittoria unanime (9-0) contro il tentativo delle autorità di New York di “de-bankare” le organizzazioni sgradite.
Il suo approccio alla diplomazia pubblica è caratterizzato da una strategia di “terra bruciata”. Rogers vede il panorama informativo europeo come un sistema inquinato da quello che definisce “fabbrica della conoscenza ufficiale”, un conglomerato di media istituzionali, ONG finanziate dallo stato e burocrazie transnazionali che collaborano per restringere la finestra di Overton. In diverse occasioni, Rogers ha criticato apertamente il Regno Unito e l’Unione Europea, sostenendo che le loro leggi sulla sicurezza online sono “intrinsecamente raggelanti” per il discorso pubblico.
La Difesa dei “Criminali di Pensiero”
La Sottosegretaria ha trasformato il suo ruolo in un difensore globale dei cittadini europei perseguiti per le loro opinioni online. Ha preso posizione a favore di individui come Lucy Connolly, una cittadina britannica condannata per un post sui social media durante le rivolte anti-immigrazione, sostenendo che, per quanto infiammatorie, tali dichiarazioni sarebbero “inequivocabilmente legali negli Stati Uniti” sotto la protezione del Primo Emendamento. Rogers ha inoltre incontrato esponenti di partiti di destra come l’Alternative für Deutschland (AfD) in Germania, elogiando la loro posizione anti-censura e suggerendo che la loro crescente popolarità sia una reazione naturale alla repressione delle idee.
Questa attività non è passata inosservata nelle capitali europee. Le critiche di Rogers ai governi di Svezia e Regno Unito, dove ha collegato l’immigrazione di massa alla perdita delle libertà civili, hanno portato alcuni osservatori a definirla il “volto pubblico dell’ostilità della Casa Bianca verso le democrazie liberali europee”. Tuttavia, dal punto di vista di Washington, Rogers sta semplicemente applicando una politica di coerenza: se gli Stati Uniti sostengono la libertà di internet a Teheran, non possono ignorare la sua erosione a Londra o Parigi.
La Collisione dei Sistemi Normativi: DSA vs. Primo Emendamento
Il cuore del conflitto risiede nell’incompatibilità fondamentale tra il modello europeo di “democrazia protetta” e il modello americano di “mercato aperto delle idee”. L’Unione Europea, attraverso il Digital Services Act, ha creato un quadro giuridico che obbliga le piattaforme tecnologiche a rimuovere rapidamente contenuti classificati come incitamento all’odio, propaganda terroristica o disinformazione dannosa. Per Bruxelles, queste misure sono necessarie per prevenire il ritorno di ideologie estremiste; per Washington, esse rappresentano un meccanismo di censura centralizzata volto a sopprimere le voci conservatrici e nazionaliste.
Il Caso di X e l’Imposizione di Standard Globali
L’escalation ha raggiunto un punto critico quando l’Unione Europea ha inflitto una multa di circa 140 milioni di euro alla piattaforma X (precedentemente Twitter) di Elon Musk. Sebbene la sanzione fosse ufficialmente legata a violazioni della trasparenza, senatori americani come Eric Schmitt hanno denunciato l’atto come una ritorsione politica contro il rifiuto di Musk di censurare algoritmicamente i discorsi dei cittadini americani in conformità con i desiderata burocratici di Bruxelles.
Il timore di Washington è che il DSA funga da leva per imporre standard di moderazione restrittivi in tutto il mondo. Poiché le grandi piattaforme tecnologiche tendono ad applicare termini di servizio uniformi per motivi di efficienza operativa, le regole restrittive europee finiscono per limitare la libertà di espressione anche degli utenti negli Stati Uniti, in quello che viene definito un attacco alla sovranità americana.
| Legislazione | Obiettivo Dichiarato | Critica Americana (Amministrazione Trump) |
| Digital Services Act (UE) | Combattere l’odio online e la disinformazione. | Strumento di censura ideologica e vessazione delle Big Tech americane. |
| Online Safety Act (UK) | Proteggere gli utenti, specialmente i minori, da contenuti dannosi. | Meccanismo per sopprimere il dissenso politico e imporre la sorveglianza di massa. |
| Primo Emendamento (USA) | Protezione assoluta della libertà di parola e di stampa. | Standard universale che l’Europa sta cercando di minare globalmente. |
Rappresaglie Diplomatiche e la Politica dei Visti
L’amministrazione Trump non si è fermata alla retorica o alla creazione di portali web. Nel dicembre 2025, il Dipartimento di Stato ha attivato una serie di restrizioni sui visti nei confronti di funzionari europei coinvolti nella regolamentazione dei contenuti. Tra i colpiti spicca l’ex Commissario europeo Thierry Breton, definito da Sarah Rogers il “mastermind” del DSA. L’accusa formale è quella di aver guidato sforzi organizzati per costringere le piattaforme americane a sopprimere punti di vista protetti dalla Costituzione degli Stati Uniti.
Queste azioni segnano un punto di rottura senza precedenti. Utilizzare l’Immigration and Nationality Act per bandire funzionari di nazioni alleate a causa delle loro politiche regolatorie è un segnale di come Washington consideri la battaglia per il discorso online una questione di sicurezza nazionale di primo ordine. La risposta di Breton, che ha paragonato l’azione alla “caccia alle streghe di McCarthy”, sottolinea l’abisso comunicativo tra le due sponde dell’Atlantico.
La Minaccia al Regno Unito e il Caso Grok
Il conflitto si è esteso anche al Regno Unito, in particolare riguardo all’uso dell’intelligenza artificiale generativa sulla piattaforma X. Quando il Primo Ministro Keir Starmer ha minacciato di bandire X dopo che il suo bot AI, Grok, aveva generato immagini sessualizzate non consensuali, Sarah Rogers ha risposto con una minaccia speculare: “Dal punto di vista dell’America, nulla è fuori discussione quando si tratta di libertà di parola”. Washington ha avvertito che se Londra dovesse procedere con un bando della piattaforma, gli Stati Uniti tratterebbero il Regno Unito alla stregua di regimi autoritari come l’Iran.
L’Asilo per i Dissidenti Europei: Una Nuova Categoria di Rifugiati
In una mossa che ribalta decenni di politica sull’immigrazione, l’amministrazione Trump ha iniziato a delineare un programma di asilo per i cittadini europei che subiscono procedimenti penali per attività legate alla libertà di espressione. Il Vicepresidente JD Vance, parlando alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco nel 2025, ha espresso grave preoccupazione per l’arretramento dei diritti di coscienza in Gran Bretagna, citando il caso di Adam Smith-Connor, condannato per aver pregato in silenzio nei pressi di una clinica per aborti.
Questa politica mira a creare un rifugio sicuro per quelli che Washington definisce “dissidenti della civiltà”: individui che si oppongono alle politiche migratorie o di genere dei propri governi e che, a causa di ciò, si trovano ad affrontare accuse di incitamento all’odio o violazione dell’ordine pubblico. Il piano prevede di dare priorità ai rifugiati di origine europea e di lingua inglese, ridefinendo il concetto di rifugiato non più come vittima di conflitti fisici, ma come vittima di una “cancellazione civilizzazionale” operata dalle élite liberali europee.
La Morfologia del Discorso e la Neuroimmunologia dell’Informazione
Dal punto di vista della ricerca scientifica applicata, questo scontro può essere analizzato come un disturbo della dinamica omeostatica dei sistemi informativi complessi. Un sistema biologico sano mantiene la propria integrità attraverso un costante scambio di segnali e una risposta immunitaria che distingue tra stimoli vitali e patogeni. Tuttavia, quando un’autorità esterna (lo Stato) interviene per sopprimere selettivamente determinati segnali informativi, agisce come un immunosoppressore cognitivo che impedisce alla società di sviluppare la necessaria resilienza intellettuale.
L’uso del portale Freedom.Gov agisce quindi come un “trattamento neuroimmunologico” volto a ripristinare il flusso dei segnali soppressi. In termini di fisica quantistica, la censura crea un potenziale di barriera che cerca di localizzare le idee in stati predefiniti di “consenso”. L’iniziativa americana sfrutta l’effetto tunnel per permettere a queste “particelle informative” di superare la barriera della regolamentazione europea senza doverla abbattere frontalmente, mantenendo la coerenza del messaggio attraverso sistemi dissipativi protetti.
Geofencing e la Tecnologia del Confine Invisibile
Un elemento cruciale della strategia di Washington è il superamento tecnologico del geofencing. Il geofencing utilizza coordinate GPS, dati cellulari e connessioni Wi-Fi per stabilire perimetri virtuali intorno a regioni geografiche. I governi europei utilizzano questa tecnologia per impedire che contenuti illegali nelle loro giurisdizioni siano visualizzati dai propri cittadini.
Freedom.Gov è progettato per rendere inefficaci questi confini virtuali. Attraverso l’integrazione di VPN e protocolli di mascheramento, il portale permette ai dispositivi situati in Europa di bypassare i filtri locali e accedere direttamente ai server statunitensi. Questo pone i governi europei di fronte a un dilemma strategico: accettare l’inefficacia delle proprie leggi o tentare di bloccare un sito ufficiale del governo degli Stati Uniti, innescando una crisi diplomatica senza precedenti.
| Tecnologia di Controllo | Implementazione Europea | Risposta di Freedom.Gov |
| GPS Geofencing | Blocco di app o siti basato sulla posizione rilevata dal dispositivo. | Software di spoofing della posizione e tunneling del segnale. |
| DNS Filtering | Reindirizzamento delle richieste web verso pagine di avviso governative. | Uso di server DNS sicuri e criptati gestiti dagli USA. |
| IP Blacklisting | Blocco degli indirizzi IP associati a contenuti “dannosi”. | Infrastruttura IP dinamica e rotante fornita dalla CISA. |
Conclusioni: Verso uno “Splinternet” Transatlantico
L’analisi dei dati e delle azioni intraprese dall’amministrazione Trump tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 indica una rottura definitiva del consenso atlantico sulla governance della rete. La creazione di Freedom.Gov non è un atto isolato, ma parte di una strategia nazionale che vede nella libertà di parola assoluta uno strumento di proiezione della potenza americana e un mezzo per sostenere movimenti politici affini in Europa.
Le conseguenze di questa “guerra alla censura” sono molteplici e profonde. In primo luogo, assistiamo alla nascita di uno “splinternet” occidentale, dove lo spazio digitale non è più unificato ma diviso da barriere normative e contromisure tecnologiche. In secondo luogo, la ridefinizione del concetto di asilo politico per includere reati di opinione segna un ritorno della competizione ideologica tipica della Guerra Fredda, ma questa volta all’interno dell’alleanza stessa.
Mentre Paul Revere continua il suo galoppo digitale sui server di Washington, l’Europa si trova costretta a riconsiderare l’efficacia dei propri strumenti di regolamentazione. Se l’informazione è davvero potere, allora la capacità degli Stati Uniti di perforare i confini digitali europei rappresenta una sfida diretta alla capacità di Bruxelles di governare il proprio spazio pubblico. La partita si gioca ora sul piano della resilienza tecnologica e della coerenza filosofica: tra chi vede nel web una foresta pericolosa da recintare e chi lo vede come un prato infinito dove ogni idea, per quanto controversa, ha il diritto di germogliare.
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»













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