Germangia

da | Apr 22, 2026 | Attualità | 0 commenti

Siamo onesti: guardare la mappa degli scambi commerciali europei è un po’ come osservare le dinamiche di un grande condominio di lusso dove tutti dicono di amarsi, ma poi ognuno fa i conti in tasca all’altro. Se pensavate che l’Europa fosse un’entità monolitica che guarda con sdegno il resto del mondo, beh, i dati recenti (quelli veri, non quelli dei sogni di certi burocrati a Bruxelles) ci dicono che siamo molto più “esposti” di quanto vorremmo ammettere.

La Germania, quel motore economico che ogni tanto tossisce fumo nero, ha finalmente riscoperto il suo vecchio amore: gli Stati Uniti. Nel 2024, gli USA sono tornati a essere il partner principale dei tedeschi, scalzando la Cina dopo nove anni di egemonia asiatica. È un po’ come tornare dall’ex storica dopo essersi resi conto che l’avventura con l’amante d’oriente stava diventando troppo costosa e complicata dal punto di vista geopolitico.

Ma non illudetevi, la Cina non è sparita. È lì, sorniona, a dominare le importazioni. Mentre noi esportiamo verso gli USA (specialmente auto e medicine, perché si sa, gli americani hanno bisogno di correre e poi di curarsi), la Cina ci riempie di tutto il resto. In effetti, nel 2025, la Cina rimane il primo partner per le importazioni dell’Unione Europea, con una quota del 22%. Un dominio che, nonostante i dazi e le tensioni, sembra solido come la Grande Muraglia.

E l’Italia? Noi siamo i soliti artisti dell’equilibrio. Esportiamo verso chiunque abbia voglia di qualità, ma rimaniamo strettamente legati alla Germania. Se Berlino starnutisce, noi prendiamo la polmonite, ma almeno cerchiamo di vendere i fazzoletti agli americani.

La realtà è che l’Europa vive in un triangolo amoroso pericoloso: dipendiamo dalla tecnologia e dalla sicurezza americana, ma non possiamo fare a meno dei componenti cinesi per far funzionare i nostri giocattoli green. Nel frattempo, il Regno Unito post-Brexit sta lentamente scivolando via dalle classifiche principali, superato persino dalla Svizzera in certi settori, a dimostrazione che “fare da soli” è divertente finché non ti accorgi che il frigo è vuoto.

In sintesi, siamo un continente che produce servizi e macchinari di lusso, ma che ha bisogno che qualcuno, oltreoceano o in estremo oriente, continui a staccare assegni pesanti. La fisica quantistica ci insegna che un oggetto può stare in due stati contemporaneamente; l’economia europea sembra voler stare in tre: alleata degli USA, cliente della Cina e orgogliosamente indipendente (almeno a parole).

Fonti verificate e riferimenti:

 

Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche» 

 

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