Il primo settembre è stata presentata a Montecitorio la campagna LA CONOSCENZA NON MARCIA, volta alla smilitarizzazione delle Università, delle scuole e della società tutta.
Dal REARM EUROPE ai vaneggiamenti del generale Vannacci, le parole “difesa armata”, “guerra”, “militarizzazione” vengono proposte come cardini di sviluppo e di progresso, in uno con l’investimento in sempre più pericolose tecnologie militari che sono proposte come vanto dei nostri poli industriali.
LA CONOSCENZA NON MARCIA ci ricorda che una società di questo tipo è semplicemente votata alla morte, ed è per questo che la FISI ha aderito a questa campagna fin dalla prima ora, insieme a tante altre associazioni che hanno a cuore il destino dei nostri ragazzi e del nostro mondo, promuovendo tutti insieme una cultura di pace e pratiche di disarmo totale.
Per noi, a Montecitorio, la nostra Elisabetta Meddi, attivista di FISI e Resistenza Radicale, che commenta così la presentazione della campagna:
“L’Iniziativa LA CONOSCENZA NON MARCIA, promossa dall’Osservatorio conto la militarizzazione delle scuole e delle università, è un’azione lodevole perché vuole mantenere alta l’attenzione sulla pericolosità della deriva militare che negli ultimi anni la società civile e il mondo politico hanno intrapreso. Si è dimenticata la storia recente, la Seconda guerra mondiale, e le conseguenze di militarizzazione che vanno ben oltre il tempo della guerra fredda per giungere fino ai conflitti attuali, nel perpetrarsi di un’ottica imperialista e colonizzatrice, ha portato a tutti i popoli coinvolti, direttamente o indirettamente, milioni di morti e distruzione. Un carico enorme di dolore che oggi dopo circa 80 anni si è totalmente dimenticato, nonostante i padri costituenti, testimoni delle atrocità commesse, avrebbero voluto arginare con l’ art 11 della Costituzione che afferma: Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
Purtroppo assistiamo impotenti ad una classe politica cieca e inumana che fa di tutto per promuovere una sub-cultura della guerra e del riarmo. Ecco perché ci troviamo qui a Montecitorio: per rompere questa sensazione di impotenza con un’azione decisa e efficace!
Concludo con le parole di un grande uomo, Gino Strada, che disse: la guerra la sostiene solo chi non la conosce!”















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