Condividiamo il comunicato nazionale della Rete Istituti Tecnici
SCUOLA: GRANDE ADESIONE ALLO SCIOPERO DEL 6-7 MAGGIO, CONTRO IL RIORDINO DEI TECNICI, LE PROVE INVALSI, LA GUERRA E IL GENOCIDIO IN PALESTINA.
“LA RIFORMA È UNA CONTRORIFORMA, IL MINISTERO CONTINUA A NON ASCOLTARE I DOCENTI E NON PREVEDERE IL RITIRO O IL RINVIO. LA MOBILITAZIONE DIVENTA PERMANENTE”
9 maggio 2026
Una risposta corale, determinata e trasversale: lo sciopero nazionale dell’istruzione tecnica indetto per l’intera giornata del 6 e 7 maggio ha visto una partecipazione massiccia di docenti, personale ATA, genitori, società civile.
Al loro fianco, nelle piazze di tutta Italia – più di 50 gli appuntamenti nazionali – migliaia di studentesse e studenti hanno manifestato per ribadire un concetto chiaro: la scuola della Costituzione non si piega alle logiche del mercato, né a logiche che sacrificano il futuro dei giovani in nome di una politica improntata a tagli al welfare e a scelte che penalizzano le questioni sociali in nome del riarmo europeo e di logiche neoliberiste.
Un tavolo ministeriale inutile e senza risposte
La mobilitazione è stata anche una risposta diretta a un tavolo, convocato in extremis dopo l’esito negativo della procedura di conciliazione che si è rivelato un guscio vuoto.
Mentre alcune sigle sindacali hanno scelto la strada dell’accondiscendenza, accettando una procedura di raffreddamento che non risolve alcuno dei nodi strutturali, CGIL, COBAS, CUB SUR, FISI, SGB, SSB, USB denunciano l’inutilità di un dialogo che non mette in discussione l’impianto della riforma.
Il Ministero continua a procedere a fari spenti: ad oggi mancano ancora dati certi sugli organici e linee operative chiare che permettano alle scuole di programmare quella che ormai viene chiamata offerta formativa, senza tagliare posti di lavoro e ore di didattica.
La cosiddetta “riforma Valditara” degli istituti tecnici e professionali (con il riordino dei tecnici e il modello 4+2) rappresenta un attacco frontale all’identità della scuola pubblica, un impoverimento in termini culturali inaccettabile che spinge l’istruzione italiana verso un modello sempre più sfrontatamente “aziendalizzato” che prevede l’ingresso massiccio di soggetti privati nella didattica, che usa fondi e spazi pubblici per finanziare gli interessi e i profitti di questi soggetti, che trasforma laboratori, FSL e l’istruzione in generale in anticamere e addestramento al precariato, piegando l’istruzione alle esigenze contingenti delle imprese locali.
Come se non bastasse, oltre ad un quadro d’insieme miope e svalutante per il ruolo emancipante e democratico che alla scuola spetta, il rischio dei danni che tale riforma porta con sé è anche quello di una drastica riduzione del personale docente e ATA, con ricadute devastanti sulla continuità didattica.
“Non ci facciamo incantare da tavoli tecnici che servono solo a guadagnare tempo,” dichiarano oggi, alla luce anche del successo della mobilitazione in molte delle realtà territoriali coinvolte, i portavoce della Rete Nazionale dei Tecnici. “Senza un rinvio della riforma e reali, seri, ripensamenti, ogni accordo è una resa che non siamo disposti ad accettare.”
A dimostrazione del successo dello sciopero si possono citare, a campione, alcuni casi. A Bologna, nessuna classe è entrata all’IIS Aldini Valeriani, dove l’adesione ha superato l’80%. A Ravenna, all’ITIS Nullo Baldini, ha scioperato il 95,5% del personale. Anche nelle Marche e in Toscana diversi istituti sono rimasti chiusi. Adesioni si registrano comunque in tutta Italia.
Verso la mobilitazione permanente
La giornata di ieri non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di conflitto. Lo sciopero del 7 maggio ha segnato, infatti, anche il passaggio alla mobilitazione permanente che la Rete si impegnerà a continuare ad organizzare e promuovere in maniera sempre più capillare ed organizzata.
Si invitano i colleghi e le colleghe ad:
- Utilizzare ogni spazio democratico che offre la scuola, dagli oo.cc. alle assemblee sindacali, per condividere informazioni, riflettere, analizzare, confrontarsi, discutere, opporsi.
- Promuovere assemblee territoriali in ogni istituto per informare i lavoratori/ici e le famiglie sulle conseguenze e le criticità della riforma.
- Boicottaggio attivo delle procedure amministrative legate all’attuazione della riforma (adozione libri, ad esempio).
- Boicottaggio di tutte le attività aggiuntive e degli incarichi che garantiscono il buon funzionamento scolastico.












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