Dimenticate la vecchia immagine polverosa del primate di Canterbury. Ieri, 25 marzo 2026, la cattedrale ha risuonato di un rumore nuovo: tre colpi decisi sulla porta ovest che hanno segnato l’inizio di un’era. Dame Sarah Mullally, 63 anni, ex infermiera dell’NHS prestata all’altare, si è ufficialmente seduta sulla cattedra di Sant’Agostino, diventando la 106ª Arcivescova di Canterbury e la prima donna a guidare la Chiesa d’Inghilterra in 1.400 anni di storia.
La cerimonia è stata un mix perfetto di solennità medievale e pragmatismo moderno. Tra i 2.000 ospiti spiccavano il Principe William e Catherine, insieme al Primo Ministro Keir Starmer. Ma il vero tocco di classe? La fibbia del suo piviale, modellata sulla cintura che indossava quando era capo infermiera. Un richiamo potente alla sua missione: curare non solo le anime, ma un’istituzione ferita.
Nella sua prima omelia, la Mullally non ha usato giri di parole. Ha parlato di “speranza in tempi incerti” e ha affrontato di petto l’elefante nella stanza: i fallimenti della Chiesa nella tutela dei minori (quelli che hanno portato alle dimissioni del suo predecessore Justin Welby). La sua ricetta è chiara: verità, azione e una Chiesa che sappia stare al passo con la società, senza però perdere la bussola del Vangelo.
Le Fonti della Notizia
Per chi volesse approfondire i dettagli di questo passaggio epocale, ecco le fonti verificate:
- Al Jazeera: Un reportage dettagliato sulla cerimonia e sull’impatto globale della nomina.
- The Guardian: Analisi sulle sfide politiche e interne che la nuova Arcivescova dovrà affrontare.
- Church of England Official: Il comunicato formale con la biografia e il percorso della 106ª guida spirituale.
- Britannica: Un profilo storico per contestualizzare la rottura di una tradizione millenaria.
Ma se a Canterbury si stappa lo champagne (rigorosamente analcolico, per carità cristiana), nel resto del Commonwealth l’aria è decisamente più frizzante, e non in senso festoso.
Sisma a Canterbury: Se Londra ride, il Sud del Mondo affila le tesi
Mentre Sarah Mullally incassa il plauso dei progressisti occidentali, il cosiddetto “Global South” — che, per intenderci, rappresenta la stragrande maggioranza dei fedeli anglicani nel mondo — non ha reagito esattamente con un coro di Alleluia. Anzi, la frattura tra la “chiesa del centro” (bianca, liberale e un po’ snob) e quella delle “periferie” (conservatrice, in crescita e decisamente più battagliera) si è trasformata in un vero e proprio canyon.
I primati di Nigeria, Uganda e Kenya — che da soli contano più fedeli di quanto l’intera Inghilterra possa sognare di avere nelle sue panche la domenica — hanno già fatto capire che non riconosceranno la Mullally come loro guida spirituale. Per loro, non è solo una questione di genere (anche se il soffitto di cristallo a Lagos è ancora blindato dal cemento armato), ma di ortodossia. Vedono in questa nomina l’ennesima prova che la Chiesa d’Inghilterra ha deciso di seguire le mode del secolo piuttosto che le Scritture.
In Asia, la situazione è un mosaico: se in India c’è una timida apertura, in Pakistan e Sud-Est asiatico il silenzio è assordante. Il rischio concreto? Una “Commonwealth spirituale” a due velocità, dove Londra mantiene il titolo nobiliare ma perde definitivamente il comando delle truppe. Insomma, Sarah Mullally non ha solo ereditato una cattedra, ma un puzzle globale i cui pezzi hanno smesso di incastrarsi da un pezzo.
Fonti e Documentazione sullo Scisma
Ecco le coordinate per capire chi sta alzando le barricate:
- GSFA (Global South Fellowship of Anglican Churches): Il blocco conservatore che ha già messo in discussione il primato di Canterbury.
- GAFCON (Global Anglican Future Conference): Il movimento che guida la resistenza ortodossa in Africa e Sud America.
- Reuters – Religion News: Analisi sulle tensioni geopolitiche all’interno della comunione anglicana.
- BBC News – Africa: Reportage sulle reazioni specifiche delle gerarchie religiose nigeriane e ugandesi.
Fin qui, nulla di particolarmente inverosimile, al giorno d’oggi, ma questo evento ha risvolti ben più ampi, degni di un romanzo di Le Carré, e ora vi dico quali:
Non giriamoci intorno: nel Commonwealth, la religione è sempre stata il collante invisibile della diplomazia britannica. Ma con Sarah Mullally a Canterbury, quel collante si è seccato di colpo. I leader di nazioni come Nigeria, Uganda e Ghana non stanno solo boicottando una cerimonia; stanno rinegoziando la loro postura geopolitica.
Il punto è questo: molti di questi stati vedono l’imposizione di “valori liberali occidentali” (come l’ordinazione femminile o le aperture LGBTQ+) come una nuova forma di colonialismo ideologico. La risposta? Un irrigidimento che non è solo teologico. In Uganda, ad esempio, le leggi restrittive sui diritti civili sono state difese dai leader religiosi come baluardo contro l’influenza di Canterbury. Risultato? La Banca Mondiale e il Regno Unito hanno iniziato a tirare i freni sui finanziamenti allo sviluppo, creando un corto circuito dove la fede blocca i prestiti.
Ma attenzione al colpo di scena: dove Londra si ritrae per “divergenza di valori”, Pechino e Mosca avanzano con il libretto degli assegni aperto e, soprattutto, senza fare prediche morali. Il rischio per il Regno Unito è di perdere non solo il primato morale anglicano, ma anche l’influenza strategica in Africa a favore di potenze che non hanno alcun interesse per il soffitto di cristallo della Cattedrale di Canterbury. In breve, per difendere il progresso a casa propria, Londra sta involontariamente regalando pezzi di Commonwealth ai suoi rivali sistemici. Ironico, no?
Fonti e Approfondimenti Geopolitici
Se vuoi vedere come i soldi e la fede si intrecciano in questo caos, ecco dove guardare:
- The Economist: Analisi sul “Soft Power” britannico in declino e il ruolo della Chiesa come pilastro del Commonwealth.
- World Bank – Uganda Country Profile: Rapporti sulla sospensione dei finanziamenti a seguito delle tensioni sui diritti civili influenzate dal clero locale.
- Council on Foreign Relations (CFR): Un’analisi eccellente su come la Russia e la Cina stiano sfruttando le “guerre culturali” per allontanare l’Africa dall’Occidente.
- Foreign Policy: Il legame tra aiuti esteri britannici e la promozione dei diritti civili nel sud del mondo.
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»












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