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da | Nov 6, 2026 | Attualità | 0 commenti

Mentre i passeggeri dei voli internazionali cercavano di ingannare il tempo tra un caffè annacquato e lo scrolling compulsivo dello smartphone, qualcun altro decideva di trasformare i cieli d’Europa in un poligono di tiro psicologico. L’ondata di falsi allarmi bomba che ha paralizzato decine di aeroporti e dirottato velivoli civili – con una decina di casi concentrati drammaticamente sull’Italia – non è soltanto l’ennesima bravata di qualche squilibrato da tastiera. Analizzando i dati forniti dalle autorità investigative europee, dai dossier di polizia postale e dalle analisi strategiche dell’intelligence, emerge un quadro ben più strutturato. La firma calata nei messaggi elettronici, quella dei sedicenti “Combattenti dello Stato Maschile” legati al movimento estremista russo Muzhskoye Gosudarstvo, evoca scenari di misoginia militante e ultranazionalismo radicale. Tuttavia, scavando sotto la superficie della retorica anti-femminista, gli analisti antiterrorismo concordano su un punto fondamentale: la firma potrebbe essere un semplice specchietto per le allodole, un’etichetta di comodo utilizzata da entità ostili per coprire operazioni di guerra ibrida a bassa intensità.

La meccanica di questi attacchi digitali rivela una precisione chirurgica nella scelta dei bersagli e nei tempi di esecuzione. Le e-mail intimidatorie, recapitate direttamente agli indirizzi amministrativi di gestori aeroportuali come Aeroporti di Roma e società di handling del calibro di Aviapartner, sono state veicolate attraverso caselle di posta elettronica compromesse e server localizzati all’estero. Non si tratta di episodi isolati, ma di una sequenza temporale coordinata che nell’ultimo mese ha colpito istituzioni scolastiche, tribunali, ospedali e persino infrastrutture critiche per la conservazione di beni sanitari in Francia. Come evidenziato dalle autorità di sicurezza britanniche e spagnole, e confermato dai vertici della difesa italiana, siamo di fronte a una classica strategia di logoramento asimmetrico. L’obiettivo primario non è la detonazione materiale, quanto la generazione sistematica di panico, il sovraccarico delle catene di comando e l’induzione di una psicosi collettiva che costa milioni di euro in dirottamenti, scorte di caccia militari e controlli straordinari con unità cinofile.

La pista russa, o quantomeno l’utilizzo di infrastrutture e gruppi vicini agli ambienti dell’eversione di estrema destra post-sovietica, si inserisce in un solco di destabilizzazione ibrida ben noto agli esperti di geopolitica. Molti dei canali Telegram associati alle sigle richiamate nelle minacce vantano decine di migliaia di iscritti e si sono distinti negli anni per una feroce retorica sciovinista e per legami organici con filiere di disinformazione e contractor statali. Di fronte a minacce che recitano formule apocalittiche come «il vostro cielo sarà rosso», le procedure operative standard non lasciano margini di discrezione: ogni singolo allarme deve essere trattato come una minaccia reale per evitare di cadere nella trappola del “al lupo, al lupo”. Ciononostante, il risultato netto è un logoramento costante della sicurezza civile europea, colpita al cuore della sua mobilità quotidiana da un nemico invisibile che agisce metodicamente sotto la soglia della reazione bellica convenzionale.

Carlo Makhloufi Donelli
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