LA RETE NAZIONALE ISTITUTI TECNICI INCONTRA LE REGIONI

da | Lug 27, 2026 | Scuola, Attualità | 0 commenti

Sì è svolto oggi 27 luglio a Napoli l’incontro dal nodo campano della Rete nazionale degli Istituti tecnici con l’assessore Morniroli.
In delegazione la docente Tina Liccioni e la Segretaria nazionale FISI SCUOLA Antonia Esposito.

 

Ecco il testo presentato per l’audizione:

Documento della Rete Nazionale degli Istituti Tecnici

Incontro con l’assessore all’istruzione della Regione Campania – 27 luglio 2026

La Rete Nazionale degli Istituti Tecnici è nata per dare voce a docenti, studenti, famiglie e cittadini contrari alla riforma che, introdotta dal decreto ministeriale n. 29 del 2026, intende ridisegnare l’architettura dell’istruzione tecnica la cui funzione non sarà più quella di formare cittadini, ma, di addestrare lavoratori secondo le esigenze contingenti del mercato del lavoro.

Perché siamo contrari alla riforma

1. Il diritto delle famiglie a una scelta consapevole

Le famiglie hanno scelto gli Istituti Tecnici partecipando agli open day, agli incontri di orientamento e ai colloqui con noi docenti. Hanno iscritto i propri figli sulla base di un ordinamento che il Ministero ha modificato solo dopo la chiusura delle iscrizioni.

A settembre migliaia di ragazze e ragazzi entreranno in una scuola diversa da quella che avevano scelto.

Come docenti viviamo questa vicenda come una profonda ferita professionale: per mesi abbiamo illustrato alle famiglie l’ordinamento vigente, senza essere informati dell’imminente riforma. Oggi quelle stesse famiglie scoprono che il percorso sarà diverso da quello che avevamo presentato.

Il Ministero ha così compromesso il rapporto di fiducia tra scuola e famiglie, coinvolgendo inconsapevolmente i docenti in un orientamento successivamente smentito dai fatti.

È proprio da questa vicenda che è nato il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica promosso dai genitori su iniziativa della Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, il cui iter si sta concludendo proprio in questi giorni.

Questa non è più soltanto la posizione di alcuni docenti.

È diventata una questione di tutela dei diritti delle famiglie.

Punto 2. Un rischio per il futuro economico del Paese

Gli Istituti Tecnici hanno rappresentato, per decenni, uno dei principali motori dello sviluppo industriale italiano.

Le imprese del Paese, così come quelle che costituiscono il tessuto produttivo della Campania, hanno potuto contare su diplomati con solide competenze scientifiche, tecnologiche e progettuali. È grazie anche a questa formazione se l’Italia continua a essere una delle maggiori economie manifatturiere d’Europa.

E allora perché andare a minare la solidità di quella che è sempre stata un’eccellenza del sistema formativo italiano? Un sistema che consegna agli studenti un diploma che consente loro di scegliere se entrare nel mondo del lavoro a 18 anni con ottime competenze o, invece, decidere di andare all’università.

Per questo riteniamo che non si debba assolutamente cambiare un modello che funziona con un altro, per giunta senza alcun periodo di sperimentazione.

Questa riforma presenta ancora numerosi elementi non definiti, è stata elaborata frettolosamente, tant’è che mancano ancora le linee guida e le indicazioni per le materie che, a settembre, si dovranno insegnare nelle classi prime.

Questa riforma riduce le basi culturali e scientifiche, accentua la specializzazione precoce e orienta sempre più la scuola verso esigenze produttive immediate, rischiando di sacrificare quella preparazione ampia che permette ai futuri tecnici di innovare, adattarsi ai cambiamenti e proseguire, eventualmente, gli studi universitari.

Punto 3. Il rischio di aumentare la dispersione scolastica

L’attuale biennio comune svolge anche una fondamentale funzione orientativa perché l’indirizzo di specializzazione ad oggi si sceglie al terzo anno. Le materie del biennio infatti sono uguali per tutti gli studenti e sono di aiuto nel compiere una scelta più consapevole per l’indirizzo del triennio finale.

Molti studenti maturano realmente la propria scelta solo dopo uno o due anni di frequenza del biennio comune e fino ad oggi possono cambiare indirizzo senza compromettere il loro percorso.

La nuova impostazione, invece, introduce una forte specializzazione già dal biennio iniziale e rende molto più difficile il riorientamento e il cambio di indirizzo.

I rischi concreti sono due:

1.     i ragazzi che si accorgono di aver sbagliato percorso non cambiano indirizzo, ma abbandonano direttamente gli studi. In una regione che combatte da anni contro la dispersione scolastica, ci sembra un rischio da non sottovalutare.

2.     Un possibile calo degli iscritti a favore dei licei per evitare di costringere un ragazzino di 13 anni a fare una scelta così radicale con troppo anticipo.

Punto 4. L’indebolimento delle basi scientifiche

Un ulteriore aspetto che ci preoccupa una scelta che riteniamo pedagogicamente poco comprensibile: anticipare discipline tecniche sempre più complesse al biennio e, nello stesso tempo, ridurre proprio quelle materie scientifiche che ne costituiscono il presupposto.

Fisica, chimica, scienze sperimentali e disegno tecnico non sono discipline accessorie: sono gli strumenti che permettono agli studenti di comprendere davvero le materie e le tecnologie che incontreranno nel prosieguo degli studi, dove si affrontano temi di livello universitario.

Costruire competenze specialistiche senza aver consolidato queste basi significa rendere più difficile l’apprendimento e aumentare le difficoltà proprio nella fase più delicata del percorso scolastico.

Punto 5. L’impatto sull’occupazione docente e sull’organizzazione delle scuole

Infine, riguardo le conseguenze che la riforma avrà sugli organici e sulla stabilità del personale docente, che merita un’attenzione particolare vista anche la nostra particolare situazione territoriale.

La riduzione delle ore, specialmente in alcune discipline, e la modifica dell’impianto curricolare ha già prodotto la riduzione delle cattedre con conseguenze inevitabili sull’aumento di soprannumerari tra i docenti di ruolo e l’incremento di cattedre orarie esterne, ovvero, articolate su scuole diverse. Nella nostra regione, la necessità di completare l’orario di servizio in istituti dislocati in comuni differenti, in particolare nelle province di Salerno, Avellino e Benevento caratterizzate da numerosi comuni interni e dalla limitata disponibilità di collegamenti, comporterà significativi disagi per i docenti: maggiori costi per gli spostamenti e per i pasti, orari prolungati per l’indisponibilità di rientrare a casa nei giorni in cui saranno previste attività funzionali all’insegnamento come collegi docenti, consigli di classe o riunioni dipartimentali, il tutto, naturalmente, con ripercussioni sulla qualità della vita degli insegnanti. Questa situazione costringerà gli istituti a doversi interfacciare per la definizione degli orari delle lezioni e per la programmazione delle attività collegiali.

Questa ulteriore riduzione delle cattedre si aggiungerà ai tagli che già da anni costituiscono una costante nella scuola italiana a causa della denatalità e dell’aumento dell’età pensionabile, tagli che inevitabilmente prolungheranno l’ingresso nella scuola degli aspiranti docenti, spesso precari, e del turn over generazionale condannando la scuola italiana a restare “anziana” visto che, secondo l’indagine OCSE Talis 2024, il 49% dei docenti ha almeno 50 anni, mentre solo il 3% non supera i 30 anni.

Conclusioni

Il Trentino-Alto Adige ha già ottenuto dal Ministero il rinvio di un anno dell’applicazione della riforma e le ragioni che hanno portato a quella decisione – la tutela delle famiglie che avevano già effettuato le iscrizioni e la necessità di garantire una transizione ordinata – valgono allo stesso modo per tutte le Regioni a statuto ordinario.

Per questo chiediamo alla Regione Campania, rappresentata dall’assessore all’istruzione, di chiedere il rinvio di un anno al Ministero affinché si possa evitare che migliaia di studenti inizino un percorso diverso da quello che avevano scelto e, nel contempo, si possa guadagnare tempo prezioso per coinvolgere tutti gli attori istituzionali e non, magari coinvolgendo chi ci lavora, sull’opportunità di una riforma che dia effettivamente valore della formazione tecnica italiana.

Alla luce dei punti su esposti, riteniamo che il rinvio sia necessario non solo per una transizione ordinata, ma anche per ripensare in toto alla struttura e ai contenuti della riforma, perché si eviti la professionalizzazione (nel suo senso degenere, ovvero l’aziendalizzazione) degli istituti tecnici e della scuola pubblica in generale.

Non chiediamo di difendere il passato per principio. Chiediamo che non si intervenga con tanta fretta su uno dei pochi segmenti del sistema educativo che, nonostante risorse limitate e difficoltà organizzative, ha contribuito in modo determinante alla formazione del capitale umano su cui si fonda la competitività del sistema produttivo italiano.

L’assessore all’istruzione Morniroli si è confrontato con noi riguardo il contenuto del comunicato, impegnandosi ad appoggiare le nostre richieste confrontandosi anche con l’assessora dell’istruzione della Toscana Nardini, con cui la Rete ha avuto già occasione di confrontarsi positivamente.
Pur mostrandosi scettico riguardo la sospensione della Riforma (la conferenza delle Regioni si è già espressa negativamente purtroppo), ci ha proposto di prendere parte al Tavolo permanente sulla scuola pubblica e alla manifestazione Tre giorni con la scuola pubblica che si terra a Città della scienza a novembre, e ci ha assicurato la sua presenza se organizzeremo un convegno per ottobre (cosa che ci siamo impegnati a fare).

È necessaria una mobilitazione forte contro l’aziendalizzazione della scuola pubblica, mobilitazione in cui la FISI è già in prima linea da anni.
NON È SOLO UN PROBLEMA DEGLI ISTITUTI TECNICI: DOCENTI, ABBIAMO BISOGNO DI TUTTI VOI PER SALVARE LA SCUOLA PUBBLICA!!

Segue al link la lettera pubblica della Rete di risposta al ministro Valditara:

Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione e delMerito Giuseppe Valditara

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