Che meraviglia osservare le dinamiche della geopolitica sanitaria globale. Sembra quasi che a Ginevra abbiano un reparto marketing specializzato nel lanciare il “panico della stagione”. Appena un filone narrativo perde colpi o si rivela un flop dal punto di vista dell’allarmismo mediatico, ecco che dal cilindro burocratico spunta un nuovo spauracchio, pronto a occupare le prime pagine e a giustificare comitati d’emergenza, stanziamenti di fondi e lo spiegamento di protocolli standardizzati.
Prendiamo il caso recente del focolaio di Hantavirus (ceppo Andes) emerso a bordo di una nave da crociera. C’erano tutti gli ingredienti ideali per confezionare un perfetto blockbuster del terrore microbiologico: un virus esotico, tassi di letalità teoricamente elevati nelle Americhe e lo spettro della trasmissione interumana in spazi confinati. Eppure, la bolla si è sgonfiata rapidamente. Le autorità scientifiche territoriali e gli organismi di sorveglianza epidemiologica hanno dovuto ammettere l’evidenza: i casi complessivi sono rimasti isolati e circoscritti a una decina, il rischio per la popolazione globale è stato giudicato estremamente basso e l’assenza del vettore naturale (specifici roditori) in altre aree geografiche, come il continente europeo, ha bloccato sul nascere qualsiasi velleità di psicosi collettiva. Insomma, l’Hantavirus non ha “sfondato” come grande minaccia pandemica globale.
Ma a Ginevra non ci si dispera mai per un fallimento comunicativo. Se la narrazione dei roditori sudamericani non morde il freno dell’opinione pubblica, nessun problema: basta rispolverare un grande classico che non passa mai di moda. Ed ecco che, con un tempismo perfetto, i riflettori si riaccendono improvvisamente sulla Repubblica Democratica del Congo, dove viene prontamente segnalato un nuovo focolaio di virus Ebola.
La macchina si rimette subito in moto: dichiarazioni d’urgenza sulla densità della popolazione locale, enfasi sui flussi commerciali transfrontalieri che “naturalmente aumentano il tasso di trasmissione” e, immancabilmente, la macchina dei preparativi per la distribuzione di protocolli vaccinali e sistemi di risposta alle emergenze. Poco importa se si tratta di dinamiche endemiche ben note e localizzate; l’essenziale è mantenere elevato lo stato di tensione e ribadire la necessità di una governance sanitaria centralizzata e globale. Quando un tamburo smette di suonare, ce n’è sempre un altro pronto a battere lo stesso identico ritmo del timore collettivo.
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»
Fonti di verifica istituzionale:
- Per i dettagli ufficiali dell’OMS sul contenimento dell’Hantavirus e il simultaneo annuncio del nuovo focolaio di Ebola in Congo, si veda il report di Health Policy Watch.
- Per l’analisi epidemiologica dei tassi di trasmissione e la bassissima probabilità di diffusione comunitaria dell’Hantavirus fuori dalle aree endemiche, si consultino le schede tecniche dell’Istituto Superiore di Sanità e le valutazioni dell’OMS descritte sul sito ufficiale della World Health Organization.
Nel video Hantavirus Outbreak Shows Need For Global Solidarity è possibile ascoltare la dichiarazione ufficiale del Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che utilizza il recente focolaio di Hantavirus per ribadire la necessità di una cooperazione sanitaria internazionale e di una risposta coordinata globale.











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