Vi piacerebbe che qualcuno bussasse alla vostra porta dicendo: “Sono qui per proteggerti”, voi gli aprite e la prima cosa che fa è installare telecamere in camera da letto e decidere cosa potete leggere a colazione? Ecco, sembra che a Bruxelles abbiano preso questa metafora un po’ troppo alla lettera.
La proposta dell’Unione Europea di istituire uno “Scudo per la Democrazia” (European Democracy Shield) viene venduta con il solito packaging luccicante: proteggere le nostre fragili menti dalle cattive influenze straniere, dalle fake news e dai russi che, a quanto pare, non hanno altro da fare che commentare i post su Facebook. Ma se grattiamo via la vernice istituzionale, quello che emerge è un sistema che puzza lontano un miglio di controllo centralizzato della narrazione.
L’idea, caldeggiata con fervore da Ursula von der Leyen (qui il video nel quale la si vede annunciare questo provvedimento: https://www.youtube.com/watch?v=aebXi0Xn4TM), prevede la creazione di un “Centro europeo per la resilienza democratica”. Tradotto dal burocratese: un ufficio centrale che deciderà cosa è “informazione manipolata” e cosa è “verità approvata”. Mi chiedo, con la solita ironia che mi contraddistingue, se includeranno nel pacchetto anche un manuale di istruzioni su come pensare correttamente sia da soli che in compagnia.
Il rischio, che molti osservatori iniziano a intravedere, è che questo “scudo” finisca per diventare un’arma impropria contro il dissenso interno. Se critichi le politiche della Commissione, sei un cittadino preoccupato o un pericoloso agente della disinformazione al soldo di qualche potenza straniera? Con queste nuove regole, il confine diventa pericolosamente sottile. Si parla di monitoraggio dei contenuti online, regolamentazione stretta dei social media e un ruolo sempre più pervasivo per i cosiddetti “fact-checkers” certificati (spesso finanziati dagli stessi enti che dovrebbero controllare).
In pratica, mentre ci dicono che stanno difendendo la nostra libertà, stanno costruendo le mura di una cittadella dove la libertà di espressione è permessa solo se non disturba il manovratore. Un approccio che ricorda più il “Ministero della Verità” di orwelliana memoria che una moderna democrazia liberale. Ma d’altronde, in un’epoca di fisica quantistica applicata, sappiamo bene che l’osservatore influenza la realtà: a Bruxelles hanno deciso di osservarci così bene da decidere quale realtà dobbiamo vivere.
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»
Fonti per approfondimento:
- Analisi del Jacques Delors Centre sui punti critici dello Shield
- Documento ufficiale del Parlamento Europeo sull’integrità dell’informazione
- Rapporto della Heritage Foundation sui rischi per la libertà di parola
- Dichiarazioni di Ursula von der Leyen al Copenhagen Democracy Summit












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