La FISI, attraverso la Segreteria Nazionale del Comparto Scuola, Prof.ssa Antonia Esposito, ha inviato una lettera al Governo per evidenziare le criticità contenute nel disegno di Legge di Bilancio 2027, con particolare riferimento alle disposizioni che incidono sul personale docente e ATA.
Secondo quanto emerge dal disegno di Legge in esame, alle riduzioni già previste dalla precedente programmazione finanziaria, quantificate in 5.660 posti per il personale docente e 2.049 per il personale ATA, si aggiungerebbero ulteriori contrazioni degli organici, rispettivamente pari a 4.925 e 2.174 unità, andando a incidere dunque direttamente sul numero delle classi e sul reclutamento.
Particolare preoccupazione desta la prospettata riduzione dei posti destinati al potenziamento dell’offerta formativa, componente essenziale dell’organico dell’autonomia, attraverso il quale le scuole possono realizzare interventi di recupero, approfondimento, inclusione e contrasto alla dispersione scolastica.
Un sistema scolastico realmente inclusivo non può prescindere da organici adeguati, dalla continuità didattica, dalla progressiva riduzione del numero di alunni per classe e dalla stabilizzazione del personale precario.
Analoga attenzione merita la situazione del personale ATA e, in particolare, dei collaboratori scolastici, il cui contributo risulta indispensabile per assicurare vigilanza, sicurezza, assistenza materiale agli alunni e regolare svolgimento delle attività scolastiche.
La crescente richiesta di apertura pomeridiana degli istituti, necessaria per ampliare le opportunità formative e rendere la scuola un presidio educativo e sociale anche oltre l’orario ordinario delle lezioni, è inconciliabile con una progressiva riduzione delle unità di personale disponibili.
Non è ragionevole chiedere alle istituzioni scolastiche di ampliare i servizi e, contemporaneamente, ridurre le risorse necessarie a garantirne il funzionamento. A queste problematiche si aggiunge la questione retributiva.
Il personale della scuola continua a subire gli effetti della perdita del potere d’acquisto determinata dall’inflazione, mentre gli interventi economici previsti non appaiono sufficienti a recuperare integralmente il divario accumulato: infatti, il rinnovo contrattuale lascia gli stipendi di docenti e ATA lontanissimi dal potere d’acquisto bruciato dall’inflazione, e la manovra non investe le risorse necessarie per recuperarlo.
La FISI considera l’istruzione pubblica un investimento strategico per il futuro del Paese, pertanto, pur nel rispetto delle diverse esigenze finanziarie dello Stato, riteniamo indispensabile che la tutela del diritto allo studio, la sicurezza degli edifici scolastici e la qualità dell’offerta formativa ricevano risorse coerenti con la loro rilevanza costituzionale e sociale, risorse che invece continuano a essere riservate alle spese militari (previsti 14,4 miliardi nei prossimi due anni), sebbene appena venerdì scorso siano scesi in piazza migliaia di docenti, studentesse, studenti proprio per manifestare la loro ferma volontà di avere una scuola (e una società) non più militarizzata, chiedendo a gran voce che i finanziamenti siano direzionati dove servono davvero.
La FISI chiede al Governo:
Il riesame e lo stralcio delle disposizioni del disegno di Legge di Bilancio 2027 che prevedono ulteriori riduzioni degli organici del personale docente e ATA.
L’avvio di una programmazione pluriennale finalizzata al rafforzamento degli organici, alla stabilizzazione del personale precario e alla tutela della continuità didattica.
L’individuazione di risorse adeguate al potenziamento dell’inclusione scolastica, la progressiva riduzione del numero di alunni per classe e il contrasto alla dispersione.
Un piano di valorizzazione economica e professionale del personale scolastico, capace di affrontare concretamente la perdita del potere d’acquisto.
L’apertura urgente di un tavolo di confronto istituzionale con le rappresentanze sindacali, per valutare gli effetti delle misure previste e individuare soluzioni sostenibili e condivise.
La scuola non rappresenta soltanto il luogo nel quale si trasmettono conoscenze e competenze, ma una delle principali istituzioni attraverso le quali la Repubblica promuove la dignità della persona, l’emancipazione sociale e la partecipazione democratica.
Investire nella scuola significa investire nella capacità del Paese di costruire il proprio futuro, garantendo a ogni cittadino opportunità concrete di crescita, indipendentemente dalle condizioni economiche, sociali e territoriali di partenza.
Lettera_FISI_Scuola_Manovra_2027













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