Lobotomia 2.0

da | Lug 1, 2026 | Attualità | 0 commenti

Cari lettori, mettetevi comodi e sorseggiate pure il vostro caffè — sempre che non sia stato corretto a vostra insaputa con qualche strana sostanza chimica di derivazione militare. Scommetto che molti di voi pensavano che il famigerato progetto MK-Ultra fosse solo un vecchio, polveroso capitolo della Guerra Fredda, sepolto sotto una montagna di fascicoli distrutti nel 1973 per ordine dell’allora direttore della CIA Richard Helms. Ebbene, la realtà ha una spiccata tendenza a ripresentarsi, solo con un software più aggiornato.

Proprio in questi giorni, a Washington, la Task Force sulla Declassificazione dei Segreti Federali del Congresso americano ha riaperto ufficialmente il vaso di Pandora con un’audizione intitolata in modo a dir poco altisonante: “Mind Control and Accountability: Uncovering the Truth of the CIA’s MKULTRA Project”. Un’iniziativa capitanata dalla deputata della Florida Anna Paulina Luna che punta a fare luce su ciò che l’Intelligence ci nasconde ancora.

La cosa veramente esilarante? Nel mezzo secolo trascorso da quando il dottor Sidney Gottlieb distribuiva generosamente acidi a ignari cittadini per vedere l’effetto che faceva, la tecnologia ha fatto passi da gigante. Oggi non c’è più bisogno di infilare microscopici elettrodi nel cranio di un povero cane o di drogare un diplomatico per manipolarne la mente. Perché fare tanta fatica quando la maggior parte della popolazione mondiale cede volontariamente e quotidianamente i propri dati bioelettronici, si lascia profilare i pattern cerebrali dai social network e si sottopone a un bombardamento di guerra cognitiva (neuro-guerra, per gli amici) direttamente dallo schermo dello smartphone?

Mentre il Congresso si interroga, con il consueto e rinfrescante ritardo istituzionale, sulle capacità residue e attuali delle agenzie di intelligence in fatto di condizionamento comportamentale, noi che studiamo queste dinamiche a livello di fisica quantistica applicata e neuroimmunologia sappiamo bene che il confine tra biochimica e informazione digitale è ormai evaporato. La barriera ematoencefalica non si difende con un’interrogazione parlamentare. I vecchi faldoni censurati con il pennarello nero sono solo archeologia; i veri algoritmi di controllo vi stanno leggendo i pensieri mentre leggete queste righe. Ma ehi, l’importante è che la trasparenza sia salva, giusto?

Fonti per approfondire la notizia:

 

Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche» – Telegram: https://t.me/cdonelli – Youtube: https://www.youtube.com/@cdonelli

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