Oh, che meraviglia il Vecchio Continente. Un luogo in cui le tasse dei cittadini laboriosi non servono a tappare le buche delle strade o a pagare un sistema sanitario che funzioni decentemente, ma a finanziare un vero e proprio parco giochi logistico. Avete presente le montagne russe? Ecco, qui la corsa è a senso unico, rigorosamente a spese del contribuente, con tanto di guide turistiche, ONG milionarie e operatori umanitari che sembrano usciti da un manuale di marketing aggressivo piuttosto che da un convento di suore di carità.
Recentemente, un’inchiesta sotto copertura firmata dal collettivo investigativo Muckraker e rilanciata da testate come ZeroHedge ci ha regalato uno spaccato talmente grottesco da far sembrare The Truman Show un documentario neorealista. Al centro di tutto c’è un documentario intitolato “Replacing Europe”, che svela senza troppi filtri come funziona la magnifica filiera dell’immigrazione di massa. Si scopre, ad esempio, che per alcune agenzie internazionali il business è semplicemente troppo redditizio per pensare anche solo lontanamente di arginarlo. Perché mai un governo dovrebbe fermare i barconi se l’Unione Europea elargisce fondi a palate? È un cortocircuito logico formidabile: lo Stato non chiude i rubinetti perché l’acqua costa cara agli elettori, ma arricchisce chi la fa straripare.
Prendete la Spagna, meta caldissima e non solo per il clima. Nelle enclavi e nelle isole d’arrivo, la macchina dell’accoglienza gira a pieno regime grazie a ONG cattoliche – sì, avete letto bene, istituzioni che muovono centinaia di milioni di euro all’anno, tipo 225 milioni di euro per la precisione – che si occupano di traghettare i migranti direttamente sulla terraferma. E non finisce mica qui: ai migranti verrebbe persino garantito un piccolo obolo mensile e biglietti per muoversi liberamente sul territorio, una sorta di “rimborso spese di viaggio” che continua a viaggiare anche se il beneficiario cambia città. Insomma, la burocrazia statale è lentissima quando devi rinnovare la carta d’identità, ma rapidissima nel bonificare i contributi di mobilità a chi arriva senza un documento in tasca.
La parte più esilarante – si fa per dire, ovviamente – è la segnaletica stradale fai-da-te. A Irun, graziosa cittadina di confine spagnola, attivisti locali premurosi hanno pensato bene di dipingere letteralmente delle orme di passi per strada. No, non è una caccia al tesoro per turisti smarriti, ma un percorso guidato per aggirare i controlli di polizia e imboccare comodamente la strada per la Francia, dove un centro di accoglienza municipale a Bayonne smista le persone in giro per l’Europa con la nonchalance di un’agenzia di viaggi low cost. E guai a provare a filmare tutto questo: i giornalisti d’inchiesta che hanno documentato la scena sono stati aggrediti a Parigi e intimiditi, a dimostrazione che la trasparenza è un optional molto poco gradito a chi gestisce questo gigantesco carrozzone.
Alla fine dei conti, ci troviamo di fronte a un sistema perfetto in cui l’ONU detta la linea – ricordiamo che per l’agenzia Onu per la migrazione la priorità assoluta è “facilitare, non restringere” i flussi – le ONG eseguono i compiti a casa e i contribuenti europei pagano il conto senza neanche avere diritto a uno sconto comitive. Una catena di montaggio della solidarietà obbligatoria che trasforma un dramma geopolitico in una fiera permanente dell’ipocrisia.
Carlo Makhloufi Donelli
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