La gran cassa mediatica è diventata virale su un caso sospetto, ancora da verificare, che sarebbe avvenuto in un laboratorio della Siberia. La ricercatrice deceduta in ospedale si sarebbe infettata causa la rottura di una fiala contente il germe che stava maneggiando. Le autorità Russe tendono a smentire la versione dei media occidentali e che si tratti, quindi, di peste polmonare.
L’occasione è comunque opportuna per fare un po’ chiarezza ed evitare che si inneschi un’isteria nella popolazione, visto il forte potere evocativo della patologia (peste nera).
La peste è una zoonosi endemica in molte parti del mondo (Africa centrale). Si tratta di un’infezione batterica che ha un’incubazione di ca 7 giorni.
Il batterio responsabile, la Yersinia pestis, ha un serbatoio naturale nei roditori e come vettore classico nella trasmissione all’uomo, le loro pulci. Non siamo più nel Trecento e oggi l’igiene ambientale e personale fanno, pertanto, una notevole differenza. Così come una diagnosi precoce e un trattamento mirato. Sono disponibili trattamenti sicuri, efficaci e consolidati (antibiotici: Streptomicina, doxicillina e gentamicina) con percentuali di guarigione prossime al 100%. Plague
In epoca moderna si sono verificati diversi casi di peste contratta in laboratorio, ma nessuno ha dato origine a una pandemia.
Dal 2011 nel mondo si sono verificati almeno cinque focolai documentati di peste polmonare, ma nessuno ha dato origine a una pandemia.













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