Ai giochi olimpici invernali, fatti di luccichii e sfarzi, chi paga davvero non è il pubblico in tribuna ma chi lavora dietro le quinte.
Un tempo, nelle arene romane, si offrivano spettacoli cruenti per propiziare il favore degli dei e distrarre il popolo.
Oggi gli dei hanno cambiato nome: si chiamano sponsor, audience, consenso.
Nell’arena non scendono più gladiatori né animali feroci.
Lo spettacolo però resta truce.
A morire non sono i corpi, ma la dignità dei lavoratori: turni massacranti, salari ridicoli, contratti “variabili” che variabili non sono, straordinari non pagati. Mentre le telecamere inquadrano neve artificiale e cerimonie scintillanti, qualcuno lavora dodici ore al freddo per otto euro l’ora.
I giochi servivano a distrarre le masse ieri.
Servono a distrarle oggi.












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