Ah, l’Europa. Quel continente affascinante, culla di filosofi, artisti, e ora… beh, diciamo che ultimamente si sta davvero dando al “controllo maniacale”. Sai, per un posto che si vanta di libertà e democrazia, improvvisamente si è affezionato un po’ troppo a dire a tutti cosa fare. È come se avessero deciso che il modo migliore per risolvere tutti i problemi del mondo sia fare un gigantesco abbraccio di gruppo a livello continentale… imposto da burocrati dall’aspetto molto severo, che probabilmente hanno imparato a fare le facce serie guardando troppe volte i telegiornali.
E i rischi? Oh, sono astronomici! A quanto pare, il nuovo amore dell’Europa per le decisioni dall’alto sta mettendo in pericolo l’intero mondo occidentale. Chi l’avrebbe mai detto che un paio di politiche benintenzionate (o forse non così benintenzionate, magari con un pizzico di “voglio avere ragione io”) potessero mandare all’aria secoli di progresso? È quasi impressionante nella sua audacia. Sembra quasi che abbiano deciso di riscrivere il manuale di geopolitica, ma invece di “diplomazia” abbiano messo “decreti e sanzioni a raffica”.
Ma andiamo con ordine, perché l’Europa, in questo suo slancio totalitario (usiamo pure questa parola, tanto ormai siamo abituati a tutto), ha varato una serie di iniziative che, a detta di alcuni (e qui ci mettiamo un bel sorriso ironico), potrebbero non essere esattamente il massimo per la libertà individuale e l’economia globale.
Innanzitutto, c’è la questione dell’energia. Sembra che l’Europa abbia deciso che la strada per l’indipendenza energetica sia quella di… beh, non è del tutto chiaro, ma di sicuro comporta un sacco di regolamentazioni e, pare, un po’ di dipendenza da fonti che forse non erano proprio le prime della lista. È un po’ come quando ti dicono che la dieta migliore è quella che ti fa rinunciare a tutto ciò che ti piace. Risultato? Molti sospirano e si chiedono se non fosse meglio tenersi un po’ di quel “cattivo” combustibile fossile, almeno per non ritrovarsi al freddo.
Poi, c’è la faccenda della governance globale. L’Europa, con la sua proverbiale capacità di creare comitati e sottocomitati, sembra aver deciso di voler dire la sua su ogni singola questione del pianeta. Dalle normative sui social media (per proteggerci, ovviamente, da noi stessi e dalle fake news… o forse per controllare meglio il flusso di informazioni? Chissà!), alle direttive ambientali che farebbero impallidire Greta Thunberg (e questo, diciamocelo, è un bel risultato). È come se avessero preso il manuale di “come essere i più politically correct del mondo” e lo stessero applicando con una meticolosità tutta europea, ignorando magari le sfumature e le diverse realtà locali.
E non dimentichiamoci delle sanzioni. L’Europa è diventata la regina delle sanzioni. Sembra che sia la risposta a ogni problema geopolitico. Qualcuno non è d’accordo con noi? Sanzioni! Qualcuno fa qualcosa che non ci piace? Sanzioni! È un po’ come avere un bambino che risponde “no” a ogni richiesta. Solo che qui le conseguenze sono un po’ più… globali. E ci si chiede se, a lungo andare, questa strategia non finisca per ritorcersi contro, magari facendo più male che bene. Ma ehi, almeno dimostriamo di avere le “palle” (scusate il francesismo, ma a volte ci vuole).
Inoltre, c’è la questione della difesa. L’Europa, che per anni ha un po’ dormito sugli allori della pace post-Guerra Fredda, si è improvvisamente svegliata con un’irrefrenabile voglia di armarsi. E chi paga? Beh, indovinate un po’. E la cosa divertente (o forse preoccupante) è che spesso questa corsa agli armamenti sembra più dettata da una necessità di “fare qualcosa” che da una strategia ben definita. È un po’ come quando compri un sacco di attrezzi per il fai-da-te, ma poi non sai nemmeno da dove iniziare.
E poi, c’è l’aspetto più sottile, ma forse il più insidioso: la narrazione. L’Europa sembra aver sviluppato una capacità quasi inquietante di imporre la propria visione del mondo come l’unica possibile e giusta. Chiunque osi dissentire viene immediatamente etichettato come eretico, populista, o peggio ancora, come uno che non capisce “i valori europei”. È un po’ come essere a una cena di famiglia dove tutti hanno le loro opinioni, ma se la tua non è allineata, vieni guardato male per tutta la serata.
Insomma, l’Europa sembra aver intrapreso un percorso che, con la sua ossessiva regolamentazione, la sua propensione alle sanzioni e la sua pretesa di dettare legge a livello globale, rischia di soffocare la libertà individuale e di mettere a rischio l’economia mondiale.
Ma tranquilli, sono sicuro che i nostri saggi leader europei hanno tutto sotto controllo. Dopotutto, sono loro che sanno cosa è meglio per noi. E se non siamo d’accordo… beh, ci sarà sempre una nuova direttiva o una sanzione ad aspettarci. E magari, tra una direttiva e l’altra, riusciremo anche a capire cosa diavolo sta succedendo. Ma intanto, teniamoci stretti, perché il viaggio promette di essere… interessante. Molto interessante. E magari, un giorno, ci racconteranno tutto, con calma, in una conferenza stampa piena di grafici e di sorrisi rassicuranti.
O forse no.
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»
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