Ci siamo. Il momento che i “pazzi con il cappello di stagnola” aspettavano da anni è arrivato, e non possiamo più fare finta di niente. Tutto quello che i teorici del complotto hanno gridato ai quattro venti – spesso derisi, censurati o bollati come matti – si sta rivelando vero. E mentre il mondo si sveglia con un caffè amaro in mano, dobbiamo chiederci: e adesso? Dove andiamo a parare quando il “folle” diventa mainstream?
Prendiamo il COVID-19, per esempio. All’inizio ci dicevano: “È solo una coincidenza, un virus naturale, niente di strano”. Poi, bum, le e-mail di Fauci e i documenti sganciati come bombe a mano hanno iniziato a suggerire che forse, dico forse, il laboratorio di Wuhan non era solo un posto dove si studiavano pipistrelli per hobby. I complottisti lo dicevano dal giorno zero, ma guai a parlarne: eri subito un negazionista o un pericolo pubblico. Oggi? Anche i grandi media, con la coda tra le gambe, ammettono che l’ipotesi del “leak” non è poi così assurda.
E che dire delle elezioni americane del 2020? “Truccate? Ma figurati, è la democrazia più solida del mondo!”. Poi arriva il laptop di Hunter Biden – una soap opera che nemmeno Netflix oserebbe produrre – e improvvisamente quelle teorie su brogli e interferenze non sembrano più fantascienza. Twitter e compagnia bella hanno silenziato chiunque osasse fiatare, ma la verità, come un gatto testardo, continua a graffiare la porta.
Passiamo agli UFO, o UAP, come li chiamano ora per sembrare seri. Una volta eri un tipo da X-Files se ne parlavi. Oggi il Pentagono rilascia video di oggetti volanti non identificati come se fosse un trailer di Hollywood, e i senatori chiedono spiegazioni. I complottisti, seduti sul divano con una birra in mano, ridono: “Ve l’avevamo detto”.
E non dimentichiamo il Grande Fratello. “Sorveglianza di massa? Solo paranoia!”. Poi Snowden ci ha sbattuto in faccia i documenti, e ora sappiamo che ogni nostro clic, ogni “mi piace”, finisce in un database da qualche parte. I complottisti non erano visionari, erano solo in anticipo sui tempi.
Ma ecco il punto: adesso che le loro teorie non sono più teorie, che succede? La vittoria dei “matti” non è una festa con coriandoli. È un pugno nello stomaco. Perché se avevano ragione loro – su Big Pharma, sui governi, sugli alieni – allora il sistema che ci siamo raccontati per anni è una baracca che cade a pezzi. Fiducia nelle istituzioni? Polverizzata. Credibilità dei media? Sepolta sotto un mucchio di clickbait.
Il problema è che non basta dire “avevamo ragione”. Serve un piano. I complottisti sono bravi a smascherare, ma costruire qualcosa di nuovo è un altro paio di maniche. Intanto, il resto del mondo – quello che li ha ignorati o ridicolizzati – deve fare i conti con una realtà che non vuole vedere. Negare non funziona più: i fatti sono lì, testardi come un mulo.
Quindi, eccoci qua. Il 2025 potrebbe essere l’anno in cui il velo si strappa del tutto. Ma attenzione: sapere la verità è solo l’inizio. Il vero casino inizia quando dobbiamo decidere cosa farne.
Preparate i popcorn, perché lo spettacolo è appena iniziato.
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»
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