NAPOLI 27 NOVEMBRE: LA GUERRA È ANCORA UNA OPZIONE SOSTENIBILE?

da | Dic 3, 2024 | Attualità | 0 commenti

Si è tenuto il 27 novembre scorso, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, il Convegno Guerra opzione valida per la risoluzione dei conflitti?

Abbiamo deciso di organizzare questo convegno perché ci siamo resi conto che nonostante la delicatezza del tema, un vero confronto è assente dal tavolo politico.

Troppi silenzi complici che avallano le gravi responsabilità di alcuni soggetti, che invece stanno facendo di tutto per alzare il livello della tensione.

Uno dei punti delicati di questo complicato scenario internazionale è il linguaggio, che svela, in tutta la sua crudezza, che sono veramente in pochi gli attori che lavorano per la pace.

Il ventennio successivo alla seconda guerra mondiale, che ancora soffriva degli orrori vissuti, spingeva i leaders del mondo a fissare principi per evitare il ripetersi della desolazione. Papa Giovanni XXIII, con la sua enciclica Pacem in Terris, fornì ai leaders del mondo una nuova prospettiva di confronto che scongiurasse definitivamente il ricorso alle armi nucleari. Lo stesso Ike Eisenhower, rivolgendosi al suo Paese uscito vittorioso dal conflitto, lo sensibilizzò sulla necessità di costruire la pace, perché nuovi conflitti avrebbero potuto segnare in maniera definitiva i destini della intera umanità. Ciò nonostante la guerra fredda che vide i due blocchi contrapposti, fu improntata tutta sui concetti della persuasione e dissuasione armata. Un continuo, lento e inesorabile percorso per avviare nuove guerre.

Nonostante gli organismi internazionali, istituiti per vigilare e prevenire eventuali conflitti, ci siamo ritrovati, in men che non si dica, nuovamente sull’orlo del precipizio.

I conflitti in corso hanno una valenza globale e ci vedono tutti coinvolti.

Anche se gli attori principali, personalmente non hanno una particolare levatura politica di interesse, quello che inquieta e preoccupa, sono gli scenari retrostanti ai protagonisti e soprattutto le implicazioni che potrebbero comportare, con un allargamento del fronte proprio dei protagonisti.

Tutti sono preoccupati per un possibile coinvolgimento del colosso cinese, che porterebbe nuova tensione in un quadro estremamente complicato. C’è poi in sottofondo la questione religiosa che vede contrapposte le principali religioni monoteiste che si contendono il potere in un lembo di terra. Questo potrebbe improvvisamente infiammare nuove tensioni in un’area molto più ampia, ed il processo di globalizzazione che ha favorito la migrazione per milioni di individui nel mondo, potrebbe rappresentare un pericolo di guerriglia globale.

Anche in questo caso l’Europa correrebbe rischi enormi per la gran confusione che si è fatto su concetti come integrazione ed inclusione che da una parte teorizza un processo completato mentre la realtà ci dice che siamo ben lontani dalla convivenza pacifica che è l’unico segno tangibile di una vera inclusione che pretende la pari dignità. Finché ci sarà qualcuno che pretende diritti maggiori mi pare evidente che non si possa parlare di inclusione.

Le guerre in corso si stanno giocando su più piani, c’è quello militare che è sicuramente il più doloroso per l’insostenibile costo di vite umane di civili spente con un nuovo genocidio che c’è, ma che nessuno vuole ammettere, perché sarebbe anche l’ammissione di un gigantesco fallimento della nostra civiltà occidentale.

C’è poi un altro conflitto in corso che è rappresentato dai nuovi scenari bellici che non fondano più la propria forza solo sugli armamenti tradizionali, bensì sulle armi batteriologiche. Che ci piaccia o no, la pandemia del 2020 ha rappresentato uno spartiacque per il nostro tempo ed anche le strategie militari ne sono uscite trasformate.

La questione di Whuan ha acceso un faro su questo mondo, e la ricollocazione dei biolaboratori di livello 3 e 4 proprio come quello di Whuan, sono la conferma di possibili futuri inquietanti scenari di guerra. L’Italia è al centro della ricollocazione dei biolaboratori, che stanno trovando ospitalità in diverse regioni senza la necessaria consapevolezza delle popolazioni dei rischi a cui sono esposte. Questa riorganizzazione ‘militare’ ripercorre pari pari le strategie sottese al piano Marshal, che mentre aiutava a ricostruire, sottraeva territori per destinarli ad un uso militare come le basi ancora presenti nel nostro Paese, che sono inaccessibili anche alle nostre autorità

C’è poi un conflitto sul piano economico finanziario che è il vero motivo non dichiarato di ricorso alla guerra, che punta a ridefinire gli accordi internazionali e a rideterminare il peso dei singoli stati negli equilibri mondiali.

È proprio in questo contesto che l’Europa ha fallito il suo appuntamento con la storia.

Avrebbe potuto rappresentare una opportunità per tutti i blocchi in competizione e la sua storia, la sua collocazione, il suo peso sarebbe stato determinante da protagonista e non gregaria. Ha scelto la via più facile, rifugiandosi nelle alleanze storiche derivate dalla seconda guerra mondiale senza neanche interrogarsi se gli impegni assunti di non rinforzare alleanze militari come l’allargamento della NATO verso est, fosse il caso di essere sostenuto.

Questa semplice deroga ai fondamenti costitutivi, ha innestato inevitabilmente in chi si sentiva sotto attacco, il bisogno di trovare nuove alleanze nel caso di un possibile coinvolgimento diretto dei paesi NATO, in un conflitto dalle caratteristiche regionali e questo ha determinato troppe incognite non più trascurabili.

Tante poi sono le analogie anche nel conflitto israelo palestinese.

Questa miopia ha impedito all’Europa non solo di avere un ruolo da protagonista, ma anche di poter difendere i propri interessi in campo energetico, che sempre di più vengono considerati merce di scambio tra i grandi contendenti che a turno e nel loro unico interesse utilizzano l’Europa come cliente da spolpare. Dobbiamo però sforzarci di capire come questioni di valenza seppur grave come invasioni, occupazioni limitazione dell’autonomia, ma in specifiche e circoscritte aree, possano all’improvviso avere un impatto globale.

Lo stratagemma è la distorsione del linguaggio.

La guerra da qualsiasi angolazione la si guardi è un atto criminale, che offende e mortifica la dignità umana ed allora per raggirare le regole che l’uomo stesso ha individuato per non incorrere in questo orrore si ricorre al diritto, sì non mi sono sbagliato, si strumentalizza il diritto per legittimare la guerra.

Cosa dice il diritto in proposito? Una guerra implica la violazione del diritto alla vita di persone innocenti e, pertanto, per sua natura è contraria al diritto. La Carta delle Nazioni Unite – ampiamente condivisa e riconosciuta – vieta, infatti, ogni conflitto bellico ed ammette, a titolo di eccezione, che si possa usare lo strumento militare per respingere attacchi armati con l’obbligo di informare immediatamente il Consiglio di Sicurezza perché metta la situazione sotto il proprio controllo. Anche la nostra Costituzione, con l’articolo 11, ripudia esplicitamente la guerra quale «… strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…>>.

Allora come si fa ad aggirare vincoli così cogenti? Si ricorre alla teoria della guerra giusta che appellandosi a principi generici di difesa del diritto umano, ammanta la guerra di un’alea di giustizia. Quindi aggiriamo il vincolo della legittima autodifesa ricorrendo al principio di giustizia. Ovviamente questo trucco non è stato inventato adesso, perche nei secoli, sono tanti i conflitti che attraverso la manipolazione del linguaggio e della informazione hanno trovato legittimazione e giustificazione.

Sant’ Agostino, la giustificava in risposta all’oppressione.

San Tommaso d’Aquino, la giustificava in risposta all’ingiustizia grave.

Per la Scuola del diritto naturale, al contrario, le guerre giuste erano quelle difensive poichè fondate sul principio dell’autodifesa.

Ora pur volendo riconoscere la definizione di ‘guerra giusta’ allora è necessario, in nome della giustizia, stabilire la proporzionalità della reazione, e vi pare che negli scenari che destano maggiore preoccupazione sia presente il concetto di proporzionalità? Anche la seconda guerra mondiale per anni si tenne nonostante il coinvolgimento di tante nazioni, su un terreno diciamo tradizionale, ma il ricorso alla bomba atomica fu una scelta proporzionale o l’abbattimento di un nuovo limite contro la dignità umana?

La guerra, non potrà mai essere giusta né necessaria per la pace, la guerra è guerra.

Se proprio si sente il bisogno di dargli un significato allora bisogna fare ricorso alla verità.

La verità ci dice che la guerra è orrore, devastazione e morte e null’altro.

Auguro all’umanità tutta di riscoprire il senso della vita, che non dà a nessuno e per nessuna ragione il diritto di toglierla ad un altro essere umano.

Sforziamoci tutti di divenire protagonisti di un processo di pace, questa sì intesa come diritto universale. Concentriamo le nostre energie i nostri sforzi per elevare la dignità umana e non per mortificarla nel senso letterale del termine.

Ciro Silvestri
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