Si registra un aumento preoccupante di tumori rari e aggressivi, come il glioblastoma multiforme, tra i Vigili del Fuoco italiani (casi segnalati ad Arezzo, Matera, Venezia, Bologna, Genova, Cuneo, Pescara e altri comandi), con incidenza superiore alla media nazionale.
Le famiglie e i sindacati denunciano il possibile legame con l’esposizione cronica ai PFAS (“inquinanti eterni”), rilevati in alte concentrazioni nei DPI (tute antifiamma, guanti, ecc.) e nel sangue di colleghi campionati in vari comandi, come documentato da IrpiMedia (2023-2025) e Greenpeace Italia–USB (2025).
L’IARC/OMS classifica l’esposizione professionale dei Vigili del Fuoco come cancerogena per l’uomo (Gruppo 1), con PFAS (PFOA Gruppo 1, PFOS 2B) collegati a tumori renali, testicolari, prostatici e cerebrali. Nonostante ciò, manca ancora uno studio epidemiologico nazionale sistematico e uno screening sanitario mirato. Le richieste di riconoscimento di malattia professionale attendono risposte da INAIL e Ministero dell’Interno.
Le recenti perdite di Nino Mangano (ottobre 2024) e Salvatore Sapuppo (febbraio 2026) colleghi stimati deceduti dopo lunga malattia, aggiungono urgenza e dolore a questa emergenza.
Chiediamo con urgenza:
– Studio epidemiologico nazionale indipendente su mortalità/incidenza tumorale e PFAS;
– Screening sanitario periodico (analisi PFAS nel sangue e check-up oncologici);
– Eliminazione rapida dei PFAS da DPI e schiume antincendio;
– Riconoscimento di causa di servizio/malattia professionale con tutele per le famiglie;
– Procedure dedicate di decontaminazione post-intervento.
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è un’eccellenza italiana: non possiamo permettere che chi rischia la vita paghi con la salute. Le istituzioni devono agire ora.
Carmelo Barbagallo – Segretario Nazionale FISI per i VVF













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