A.A.A. CERCASI NUOVA SCUOLA PER “IL BAMBINO CON LE ALI SPEZZATE”

da | Feb 24, 2026 | Attualità, Scuola | 0 commenti

Nicolò ha tredici anni, è un bambino autistico che negli ultimi 11 anni, grazie a una terapia intensiva riabilitativa sanitaria e sociale, a una progettualità accurata e a obiettivi condivisi, aveva conquistato traguardi che sembravano impossibili. Frequentava il secondo anno della scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale, aveva ottimi voti, era ben inserito nei vari ambienti di vita e rappresentava un monitor e una speranza per tante altre famiglie. È artista pluripremiato con l’opera “Siamo Ali della stessa Farfalla”, con cui ha portato un forte messaggio sociale da Salerno a Sanremo fino a Parigi; suona il pianoforte, canta, recita, rilascia interviste, pratica diversi sport e adora viaggiare con interessi speciali molto funzionali.

Questo quadro di faticosa ma reale crescita oggi è stato gravemente incrinato. Per cinque lunghi mesi Nicolò ha lottato con tutto il “suo Autismo” contro un muro di gomma che lo ha separato dai ricordi di una scuola felice, dentro una società ormai troppo abituata ad abusi, soprusi e soprattutto all’impunità, infliggendo consapevolmente lesioni e danni enormi a un bambino fragile che stava migliorando. ​

Il 10 settembre 2025, senza alcun preavviso e senza alcun sentore, Nicolò ha scoperto “brutalmente” che gli era stato cambiato il docente di sostegno, formato sulle sue specificità, dopo tre anni di lavoro fianco a fianco. Alla ferita si è aggiunta la beffa: il precedente insegnante è rimasto nello stesso istituto e nello stesso plesso e Nicolò lo vede tutti i giorni, arrivando ad aggrapparsi letteralmente alla sua automobile, in scene raccapriccianti e umilianti che raccontano il suo dolore meglio di qualsiasi relazione tecnica. Il nuovo docente assegnato non è riuscito a creare empatia; la relazione risulta frustrante e innescante, e in un bambino autistico già sensibile e strutturato questo ha avuto effetti devastanti.

La perdita della figura di riferimento stabile e significativa ha precipitato Nicolò in una “disregolazione emotiva”: la rottura della continuità educativa scolastica ha assunto un valore disorganizzante rispetto agli equilibri precedentemente raggiunti con anni di lavoro. Tutto è stato caricato sul servizio di specialistica scolastica che, all’improvviso, si è interrotto, lasciando Nicolò solo in un “sistema respingente”, non più inclusivo, dove invece servirebbero dedizione, sacrificio, sensibilità e consapevolezza. Oggi gli esperti parlano chiaramente di una regressione attiva preoccupante, un aggravamento che rischia di vanificare anni di fatiche e conquiste. ​

Nicolò, che negli anni aveva imparato a stare nel mondo con maggiore stabilità, ha bisogno di ritrovare il suo sorriso, la sua dimensione anche a scuola, fatta di stimoli positivi e di volti affidabili. È una priorità assoluta: non siamo su un ring a chi sferra più colpi, ma è arrivato un pugno “dritto a quello stomaco che, per vari motivi, sente più del cuore”, e non si può continuare a esporre Nicolò ad ulteriori rischi di aggravamento.

Nel 2026 è inaccettabile sentire che un docente pretenda che “un ragazzino autistico, seppur con una severità importante ma con un buon funzionamento, DEVE CAPIRE, DEVE ACCETTARE”. La specificità autistica, la severità e le comorbidità non si misurano sul buon rendimento didattico; pretendere che sia Nicolò ad adattarsi, invece di eliminare gli ostacoli ambientali o cambiare l’ambiente scolastico che lo ferisce, equivale a violentarlo nel profondo. Il suo malessere non può essere negato solo perché a tratti sorride o continua a giocare a calcio: gli stessi professionisti segnalano fenomeni neurovegetativi che confermano la gravità del suo stato attuale.

La famiglia, gli amici, le associazioni e la rete #iostoconnicolo hanno sensibilizzato ovunque possibile. I professionisti cercano di lenire il dolore di questi eventi traumatici, che per Nicolò equivalgono a un distacco, a una perdita di ciò che aveva costruito. Mentre la giustizia farà il suo corso, oggi servono risposte concrete: occorre impedire che quanto accaduto a Nicolò – qualcosa che ha i tratti dell’inciviltà e della ferocia – accada ancora, soprattutto in un contesto che per eccellenza dovrebbe accudire e proteggere: la scuola.

Il “Caso Nicolò” è arrivato in Parlamento. Gli esperti convergono su un punto: solo una nuova scuola davvero accogliente e inclusiva, capace di abbattere il muro di gomma, superare la burocrazia ingessata e tempi incompatibili con le esigenze di un bambino autistico di grave severità, può rappresentare oggi la “terapia risolutiva” per fermare l’aggravamento e consentire a Nicolò di recuperare, per quanto possibile, i progressi fatti.

Per questo, mamma Annarita lancia un appello che graffia l’anima: “AAA Cercasi Nuova Scuola per Nicolò”. Il mio bambinone autistico aveva iniziato a volare, poi qualcuno gli ha spezzato le ali. Sta male, si è aggravato, ha bisogno di una scuola accogliente e buona che lo aiuti a sanare le sue ali spezzate. Ministri, Presidente, Dirigenti scolastici, AIUTATECI a trovare una Nuova Scuola per Nicolò, a fare luce, chiarezza ma soprattutto giustizia.”

Questa non è solo la storia di un bambino autistico che peggiora per colpa di decisioni sbagliate, è la storia di una comunità educante posta di fronte alle proprie responsabilità. Nicolò non chiede un privilegio, chiede il minimo che una società civile dovrebbe garantire: una scuola che non spezzi le ali a chi, con fatica, aveva imparato a usarle per tornare a volare.

 

Per contatti e adesioni all’appello: Annarita Ruggiero, mamma di Nicolò 350 013 1609 – Avv. Antonio Salerno 347 853 9315

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