CRITICA DELLA RAGIONE PANDEMICA. TAVOLA ROTONDA A NAPOLI

da | Gen 12, 2026 | Attualità, Dai Territori | 0 commenti

Il giorno 10 gennaio 2026, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si è svolta la tavola rotonda sul volume collettaneo Critica della ragione pandemica.

Un testo di circa 700 pagine che raccoglie gli atti del convegno tenuto a Torino nel 2022 da una serie di studiosi, accademici, medici, giuristi, che intendevano esercitare insieme il giusto diritto della ragione a render conto delle dinamiche oppressive, divisive e incostituzionali tristemente legate al periodo pandemico e tutt’ora presenti in varie forme nell’esercizio di una politica, nazionale e internazionale, che nel suo agire dimostra di considerare sempre più il diritto come un optional e non come quell’insieme di leggi, ovvero di legami, che tengono insieme ogni società.

Un diritto che diventa anche un dovere perché la ragione, che è in noi, è anche ciò che ci spinge a impegnarci per salvaguardare la vita e la civiltà.

Erano presenti alla tavola rotonda due dei curatori del volume, Federica Cappelluti, che ha guidato il dibattito, e Francesco Laviano, uno tra gli autori degli interventi del volume, il prof. Carlo Iannello, accompagnati, nel commento a questo prezioso lavoro, dal prof. Guido Cappelli e da Ciro Silvestri, Segretario generale FISI.

Il prof. Cappelli ha iniziato il dibattito presentando le tre sezioni del volume – medicina, scienze sociali, comunicazione e società – evidenziando come gli interventi di ogni parte invitassero a un confronto aperto e chiaro su quanto ha riguardato la gestione del covid-19, dalle cure ai protocolli, dall’isolamento dei positivi alla pretesa obbligatorietà dei vaccini, ricordando quel quadro oscuro di compressione della vita e di “furto” anche della morte, con l’impossibilità di accompagnare i propri cari nel trapasso.

Il prof. Iannello ha inteso col suo intervento aggiornare il suo saggio presente nel volume, ricordando come la Corte Costituzionale, nell’evitare più e più volte di soffermarsi sull’illegalità dell’obbligo vaccinale in base alla mancanza di un vero interesse della salute pubblica, ma focalizzandosi sul bisogno di ridurre le ospedalizzazioni, abbia in realtà intrapreso una pericolosa strada di abrogazione, implicita e tacita, dell’articolo 32 della nostra Costituzione, cardine della difesa della libertà della persona e del suo corpo rispetto ai trattamenti sanitari.

Il prof. Laviano si è soffermato sul valore del coraggio: è questo, infatti, ciò che ha permesso a tutti quelli che non hanno creduto alla narrazione imperante, dalla gente comune agli studiosi, dai ragazzi ai più anziani, di resistere e insistere a salvaguardare la propria libertà, di pensiero e di azione, e così i diritti di tutti.

Il prof. Silvestri si è focalizzato su due assi portanti dell’opera: il piano sociale e quello giuridico. La doppia compressione, che è andata di pari passo, delle relazioni sociali – sfilacciate quando non annullate dal lock-down – e del profilo giuridico-costituzionale ha provocato la riduzione della vita al solo aspetto biologico, nel tentativo del potere di azzerare la capacità di reazione e di azione del popolo: perciò l’aver manifestato nelle piazze il dissenso (o meglio, la attenzione pervicace a ciò che era la realtà invece delle ipocrisie che hanno fatto della pandemia un grande esperimento di controllo e contenimento sociale) è stata una azione di alto valore civile e morale, così come lo è oggi continuare a chiedere giustizia contro tutte le violazioni perpetrate da una “ragione pandemica” che finge solo di essere “ragione” (come ha sottolineato la prof.ssa Cappelluti sollecitata anche da alcuni interventi della sala) per porsi come strumento di autoritarismo e cancellazione del nostro patrimonio liberale e democratico, in modo purtroppo sempre più pervasivo.

 

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