L’ennesimo bombardamento e rapimento del Presidente di uno Stato sovrano porta a compimento la dottrina Monroe, con il corollario di Gaza, dell’Iran e di Taiwan, mostrando apertamente che per gli Stati Uniti d’America il “giardino di casa”, in cui mandare a pisciare i propri cani, è l’intero pianeta.
L’altroieri era Allende, ieri era Assange oppure Barghouti, oggi è Maduro o un Mohamed Hannoun, domani può toccare a chiunque, e il segretario di stato Pete Hegseth minaccia apertamente il mondo intero: “possiamo arrivare ovunque in ogni momento.”
L’occupazione militare US-raeliana non ci rende né liberi né sicuri: ci rende complici oggi, e vittime domani.
Qualunque cosa si pensi in merito all’invasione del Venezuela, alla distruzione di Gaza e all’intera guerra mondiale in corso, occorre riconoscere la fine della civiltà del diritto, e unirsi per affrontarla.
Otto secoli di tradizione giuridica, che dalla Magna Charta del 1215 giungono fino alle nostre costituzioni, otto secoli che avevano costruito condizioni di relativa autonomia e benessere per gli individui e le comunità umane, otto secoli in cui la forza assoluta del sovrano era arginata dalle leggi, sono al termine.
La guerra in corso ha per oggetto la spartizione del bestiame umano tra gli allevatori del mondo, e richiede una risposta adeguata e unitaria, che abbia come obiettivo la sparizione degli allevatori.
Spetta a ciascuno di noi, lì dove ora si trova, in famiglia e al lavoro, nello svago o nella solitudine, costruire insieme una risposta, perché la crisi dell’Occidente è cosa troppo seria per lasciarla ai militari.
Le radici di questa violenza senza precedenti affondano in un tecno-imperialismo che ritiene di non avere più bisogno, per i propri scopi, né del diritto né di gran parte dell’umanità.
Le nostre necessità e i nostri interessi come individui e come popoli sono esattamente opposti: la Vita del Diritto e il Diritto alla Vita.
La centralità strategica dell’Italia ci impone di scegliere o subire le scelte altrui, ma la classe dirigente del paese non è né libera né disposta a scegliere.
Occorre ricostruire una classe dirigente con la schiena dritta, in grado di garantire la nostra incolumità e i nostri interessi, radicalmente opposti agli interessi di chi ci occupa.














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