NON C’È PIÙ CIBO A GAZA, E QUA NON C’È PIÙ TEMPO

da | Mar 29, 2025 | Attualità | 1 commento

La FISI si unisce e sostiene l’appello diffuso qualche giorno fa dall’ARCI di Brentonico, per una risposta forte e unitaria al massacro che si sta commettendo nei confronti dei palestinesi.

L’appello

<<La ripresa dello sterminio a Gaza è qualcosa che non riusciamo più a sopportare, come tanti intorno a noi, in tutto il mondo.

Non capiamo come possiamo sentire il suono della sveglia al mattino ed andare a lavorare, sicuri nella nostra routine: perché non ci siamo ancora fermati in un vero giorno di sciopero, dal lavoro, dalla scuola, dagli acquisti? Perché non stiamo davvero urlando “BASTA!” tutti assieme?

Basta bambini incastrati sotto le macerie, abbracciati alle madri morte; bambini amputati senza anestesia, bambini che non sopravvivono al dolore dell’amputazione senza anestesia. Bambini intossicati, senza cibo, agonizzanti per terra, senza genitori. Basta donne e uomini stuprati fino alla morte, torturati fino a perdere la vita o la ragione. Basta malati bruciati negli ospedali.

Sappiamo tutti che quello che sta succedendo a tre ore di aereo da noi va oltre l’orrore, ogni giorno di più, e ogni giorno peggio.

Anche se i media ne parlano poco e male, non si può non percepire la portata di questa carneficina. Destra, sinistra, anarchici, religiosi, forze dell’ordine: siamo in tanti, non ci interessano le bandiere, non vogliamo altre etichette se non quella di esseri umani. >>

Nonostante l’appello sia stato diffuso da una piccola realtà di periferia la risposta è stata ampia: associazioni di natura diversa, giornalisti, sindacati di base hanno dichiarato di voler rilanciare questa proposta. Siamo in tantissimi a sentirci soffocare dalle notizie che arrivano da Gaza.

Anche il nostro sindacato si è dichiarato favorevole ad uno sciopero/manifestazione o altra iniziativa in solidarietà ai bambini e alle persone palestinesi, per chiedere di salvare coloro che sono ancora vivi, salvare quelle persone dalla furia sadica e omicida di Israele.

Non c’è più cibo a Gaza, e qua non c’è più tempo.

Il ramoscello d’ulivo

Da subito, tutti possiamo partecipare all’iniziativa esponendo fuori dalla porta di casa, come profilo social, addosso, un simbolo palestinese. Quello che proponiamo in particolare è un ramo di ulivo, o l’immagine di un ulivo.

Perchè l’ulivo rappresenta il sostentamento del popolo palestinese, e rappresenta il legame del popolo palestinese con la loro terra, simbolo di dignità e resistenza. Per questo i campi di ulivi rappresentano un bersaglio per gli israeliani, che nel solo mese di novembre 2024, hanno sradicato o incendiato oltre 1.450 ulivi (Oxfam). L’accanimento contro gli ulivi, oltre che sulle persone, evidenzia la chiara volontà di estirpare la Palestina e il diritto all’esistenza dei palestinesi dalla memoria collettiva.

Per far pressione sulle organizzazioni nazionali

Affinché questa iniziativa sia veramente efficace, serve muoverci da basso, per fare pressione verso le rispettive organizzazioni nazionali affinché si mettano in gioco con una risposta strutturata.

Ti chiediamo:

  • di coinvolgere l’organizzazione di cui fai parte e firmare il documento condiviso inserendo direttamente il nominativo completo dell’organizzazione qua: https://docs.google.com/document/d/1KyZMJ8xq0QFvOwM0-0OuccFyq2wD_cdc1_ne5QCCOuQ/edit?usp=drivesdk / Sentitevi liberi di aggiungere eventuali commenti. Per problemi nella compilazione, scrivere a brentonico.arci@gmail.com
  • di copiare il testo dell’appello ed inviarlo via mail a: ufficiostampa@cgil.it; ufficio.stampa@cisl.it; ufficiostampa@uil.it e a tutte le altre realtà locali, regionali o nazionali che ritieni utile coinvolgere. Anche rilanciare via social taggando potenziali interessati può essere utile
  • di inviare questo messaggio a più contatti possibile
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1 commento

  1. Anna Nasti

    Grazie, !!! Ci si sente soli, in mezzo a tanta gente indifferente e ignava.
    FISI sempre presente nei momenti più duri e difficili.

    Rispondi

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