La recente operazione militare russa nella regione di Kursk ha rivelato un’incredibile strategia tattica che sembra uscita direttamente da un film di spionaggio o da un manuale di guerra non convenzionale.
Circa 800 soldati delle forze speciali russe sono riusciti a percorrere 12 chilometri completamente inosservati, attraversando un gasdotto abbandonato per sorprendere le forze ucraine alle spalle. Questo colpo di scena militare non solo ha cambiato le sorti del conflitto in quell’area, ma ha anche messo in evidenza l’importanza strategica delle infrastrutture energetiche in tempo di guerra.
Il contesto della missione
Con l’interruzione delle forniture di gas russo attraverso l’Ucraina, il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod, che un tempo trasportava grandi quantità di gas verso l’Europa occidentale, era rimasto inattivo e in stato di abbandono. Questo ha fornito un’opportunità unica all’esercito russo, che ha ideato un piano straordinario per utilizzarlo come passaggio segreto. Il gasdotto, ormai inutilizzato da mesi, è stato accuratamente svuotato dai residui di gas naturale e successivamente riempito con ossigeno per permettere la respirazione dei soldati durante il lungo tragitto sotterraneo.
I dettagli dell’operazione
Le forze speciali russe hanno trascorso settimane a preparare l’operazione nei minimi dettagli. All’interno del gasdotto, sono state create aree di sosta dotate di servizi igienici di emergenza, scorte di viveri e munizioni, permettendo ai soldati di rimanere all’interno per periodi prolungati senza dover emergere. La logistica di questa operazione è stata estremamente complessa: oltre al problema della respirazione, i militari hanno dovuto affrontare anche la questione della comunicazione e del trasporto dell’equipaggiamento pesante.
Ecco il link per il video originale
https://x.com/ricwe123/status/1899469976957755828
Dopo quattro giorni di attesa all’interno del condotto, il gruppo d’assalto è emerso nei pressi di Sudzha, un’area strategica nella regione di Kursk, cogliendo completamente di sorpresa l’esercito ucraino. L’operazione è stata così efficace che le truppe russe sono riuscite a riconquistare diverse località chiave in un breve lasso di tempo, destabilizzando le linee difensive ucraine.
Implicazioni strategiche e conseguenze
Questa audace manovra ha dimostrato l’ingegnosità tattica delle forze armate russe, che hanno sfruttato un’infrastruttura civile in modo del tutto inaspettato. L’uso di gasdotti come vie di infiltrazione rappresenta un nuovo paradigma nella guerra moderna, evidenziando come le strutture costruite per scopi economici possano essere riproposte per usi militari con risultati sorprendenti.
Dal punto di vista geopolitico, l’operazione rafforza l’idea che il controllo delle infrastrutture energetiche sia un elemento centrale nel conflitto tra Russia e Ucraina. Non solo il gas e il petrolio vengono utilizzati come strumenti di pressione economica e diplomatica, ma ora si rivelano anche armi strategiche in campo militare.
Inoltre, questa azione potrebbe avere ripercussioni a lungo termine sulle strategie difensive ucraine e delle forze NATO, costringendo gli esperti militari a riconsiderare il ruolo delle infrastrutture sotterranee e la necessità di monitorarle in modo più attento.
L’operazione del gasdotto di Kursk non è solo un esempio di ingegnosità militare, ma anche un monito sulle implicazioni della guerra moderna. Le infrastrutture civili, spesso date per scontate, possono trasformarsi in strumenti di guerra, e l’utilizzo innovativo di queste risorse può dare un vantaggio significativo a chi sa sfruttarle meglio. La domanda ora è: vedremo altre operazioni simili in futuro? E come risponderanno le forze ucraine e occidentali a questa nuova minaccia?
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»
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