Il 7 marzo, è stato pubblicato il Decreto Ministeriale n. 32 del 26 febbraio 2025 sulle misure finalizzate a garantire la continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l’anno scolastico 2025/2026.
In particolare, si tratta della misura che consente alle famiglie di confermare il docente di sostegno del proprio figlio segnalando la propria scelta al dirigente scolastico entro il 31 maggio.
La prima cosa da sottolineare è che la continuità sul sostegno, come su ogni altra classe di concorso, si garantisce con una procedura seria di reclutamento, che abolisca concorsi fatti solo per facciata e fantasmagorici algoritmi, ovvero rendendo le cattedre di fatto cattedre di diritto, e assegnandole con la procedura del doppio canale.
Da questo si deduce che il Ministero, e i dirigenti che applicheranno questo decreto come tanti soldatini, abdicano al proprio ruolo istituzionale, caricando di responsabilità le famiglie che, pur avendo un interesse diretto nell’educazione del proprio figlio, non hanno certo le competenze adeguate per giudicare la qualità professionale dei docenti.
Il secondo fattore da evidenziare è che il docente di sostegno è un docente della classe, che lavora in sinergia con gli altri, e la qualità dell’insegnamento dipende anche da questa sinergia: docenti su materia che possono essere anche loro precari, abilitati o no… come mai loro possono continuare a cambiare scuola ogni anno, gli altri ragazzi non hanno bisogno di continuità? Il Ministro vorrà dunque estendere la pratica del “gradimento” a tutto il corpo docente… e perché no, finanche ai dirigenti a questo punto!
Un DM dunque che porta come titolo la questione della continuità, ma nasconde l’incapacità di dare risposte serie e concrete al precariato, e una ignoranza sul ruolo del docente di sostegno all’interno del gruppo classe.
Ancora una cosa da sottolineare: persino Platone, dopo aver individuato i filosofi come garanti della giustizia e del bene comune, si chiedeva come poter arginare la corruzione che è intrinseca nell’esercizio del potere così come in tutti gli affari umani, e la risposta era solo una: tenere ben presenti le leggi. Leggi che, come affermava Decartes nel Seicento e Cesare Beccaria nel Settecento, sono efficaci solo se sono poche, chiare e certe.
La selva di decreti, ordinanze, continuamente sovrapponibili e modificabili, non fa altro che rendere precario tutto il sistema di istruzione fin dalla base, ed è in questa selva che possono facilmente trovare il loro posto illeciti e ingiustizie: che ne pensate di un docente di sostegno che sia bravo e competente ma risulti per un qualunque motivo antipatico alla famiglia del suo allievo? O di un docente simpatico ma poco competente che riesce a ingraziarsi i genitori? Il Ministro si rende conto a cosa sta aprendo le porte con questo decreto?
La vera inclusione è tutta un’altra cosa.
Antonia Esposito
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