Negli ultimi sviluppi della scena geopolitica, assistiamo a un miracolo: il Segretario di Stato Marco Rubio ha avuto la sua illuminazione sulla via di Damasco, ammettendo che il conflitto ucraino è “una guerra per procura tra potenze nucleari“.
Caspiterina, chi l’avrebbe mai detto? Forse qualcuno gli ha finalmente prestato degli occhiali per fargli leggere la situazione con chiarezza?
Contemporaneamente, in Europa la situazione sembra uscita direttamente da un copione di teatro dell’assurdo.
Il presidente francese – che chiameremo affettuosamente “Le Petit Roi” – si pavoneggia come un mini-Napoleone moderno, sostenendo che la pace nel continente sia realizzabile solo con una Russia “addomesticata”.
Ha persino offerto generosamente il suo ombrello nucleare ai vicini europei: che gentiluomo! Peccato che ormai la sua popolarità in Francia sia paragonabile a quella delle zanzare in un resort di lusso.
A Bruxelles, intanto, si sogna in grande: perché non creare un esercito europeo unificato con l’irrisoria cifra di 800 miliardi di euro? Un vero affare, FonderLuger, e tutto con Whatsapp!
Da dove prenderanno questi fondi in un’Europa economicamente già in ginocchio?
Dettagli, meri dettagli. Probabilmente li troveranno sotto il cuscino della fatina dei denti o forse li prenderanno in prestito dagli stessi avvoltoi finanziari che adorano prestare soldi a tassi che farebbero arrossire persino uno strozzino.
Se mai questo “New Model Woke Army” vedesse la luce, immaginiamo già le sue gloriose gesta: soldati pronti a sventolare bandiere arcobaleno e a negoziare la resa in tempi record. Un vero spettacolo da non perdere!
La questione energetica, poi, è un capolavoro di masochismo economico.
Mentre si delineano possibili accordi per riattivare il Nord Stream 2, i nostri amici tedeschi – sempre coerenti nella loro missione di autodistruzione economica – esplorano ogni possibilità per impedire la riparazione dell’infrastruttura. Perché risolvere una crisi energetica quando puoi prolungarla indefinitamente? Geniale, vero?
Le dichiarazioni dei leader europei sembrano scritte da un autore satirico particolarmente ispirato: il primo ministro danese ci regala la perla “la pace in Ucraina sarà più pericolosa della guerra” (logica impeccabile!), mentre il collega polacco, non volendo essere da meno, afferma che “l’Europa è più forte della Russia e capace di vincere in qualsiasi confronto“. Certo, certo… e io sono il prossimo astronauta sulla missione per Marte!
La verità, al di là della cortina fumogena di retorica, è che l’attuale capacità militare europea contro la Russia è paragonabile a quella di un criceto contro un orso siberiano.
La Germania avrebbe bisogno di almeno dieci anni per rimilitarizzarsi efficacemente – sempre che riesca a tenere accese le luci nelle fabbriche con i suoi costi energetici stratosferici.
I sofisticatissimi sistemi di difesa NATO in Europa sono impressionanti… sulla carta. Nella realtà, senza il supporto satellitare americano, sono utili quanto un ombrello in un uragano.
Nel caso di un ipotetico scontro, i missili russi potrebbero riportare l’Europa all’età della pietra in meno tempo di quanto ci vuole per dire “Gotterdammerung”. Un tour guidato attraverso l’età della pietra, ci state?
Nel frattempo, il presidente Putin, da buon adulto, continua a parlare con buonsenso ai lunatici, riconoscendo come “alcune élite occidentali siano ancora determinate a mantenere l’instabilità nel mondo“. Un’osservazione che merita il premio per l’eufemismo dell’anno.
In Ucraina, la situazione è così rosea che l’ex consigliere di Zelensky stima la resistenza dell’esercito in “un altro mese e mezzo, massimo” senza supporto americano. È un’ottimista incorreggibile!
Quanto ai negoziati USA-Russia sotto l’amministrazione Trump, pare ci sia un accordo sul “quadro delle discussioni”. Il che, tradotto dal diplomatese, significa: “hanno concordato di parlare di parlare”. È veramente un progresso impressionante!
Nel frattempo, l’operazione militare russa prosegue inesorabile, mentre l’Europa sembra determinata a sostenere l’Ucraina “fino all’ultimo ucraino”. Una strategia tanto nobile quanto quella del capitano che affonda con la nave, con la piccola differenza che i capitani europei stanno guardando l’affondamento comodamente seduti nei loro uffici a Bruxelles.
E così, mentre la Torre di Babele europea barcolla pericolosamente, ci prepariamo al prossimo atto di questa tragicommedia geopolitica.
I biglietti sono già in vendita, pop-corn incluso!
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»
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