L’acceso confronto tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky del 28 febbraio 2025, culminato con l’espulsione della delegazione ucraina dallo Studio Ovale, ha generato un vortice mediatico globale.
Dall’Italia alla Cina, passando per Stati Uniti, Russia e Ucraina, ogni testata ha cucito la cronaca secondo il proprio filo ideologico, rivelando fratture geopolitiche e priorità divergenti.
Media ucraini: tra patriottismo e autocritica
Ukraïns’ka Pravda: «Trump usa lo Studio Ovale come tribunale»
Il principale giornale investigativo ha dipinto lo scontro come un processo mediatico pilotato, evidenziando il ruolo attivo del vicepresidente J.D. Vance nel «sminuire le vittime di aggressioni militari».
Citando fonti interne, ha rivelato che Trump avrebbe bloccato un accordo sulle terre rare già pronto per la firma, definendolo «un ricatto per costringere Kiev alla resa».
The Kyiv Independent: «Zelensky ha giocato d’anticipo»
La testata anglofona ha analizzato la strategia difensiva di Zelensky, notando come abbia «volutamente innescato la miccia» per smascherare l’ambiguità di Trump su Putin.
Un editoriale ha sottolineato: «Il presidente ucraino sapeva che l’accordo proposto svantaggiava il Paese: lo scontro pubblico era l’unica via per guadagnare tempo».
Media statunitensi: la guerra culturale domestica
Fox News: «Zelensky, l’attore in cerca di copertura»
La rete conservatrice ha applaudito Trump per «aver posto limiti a un alleato ingrato», definendo Zelensky «un burattino dei Democratici».
In un’analisi, Tucker Carlson ha accusato Kiev di «aver sprecato 300 miliardi di dollari in aiuti senza risultati», lodando Vance per «il pragmatismo nel cercare la pace».
The New York Times: «Il circo tossico di Trump»
In netto contrasto, il quotidiano liberal ha paragonato lo scontro a «un reality show indegno della Casa Bianca», evidenziando come Trump abbia «umiliato un alleato in guerra per alimentare la sua campagna elettorale».
Un fact-checking ha smontato l’affermazione di Trump sul «mancato sostegno di Zelensky durante l’impeachment», citando documenti del 2019.
Wall Street Journal: «Un fallimento bipartisan»
In rara sintonia bipartisan, l’editoriale ha criticato «l’immaturità di entrambi i leader», sottolineando che «negoziati così delicati richiedono discrezione, non platealismi».
Il giornale ha anche rivelato che Lindsey Graham aveva avvertito Zelensky di evitare provocazioni, invito poi disatteso.
Media europei: tra allarmismi e realpolitik
Corriere della Sera (Italia): «L’Europa tradita si prepari alla resa»
Il liveblog del giornale di centrosinistra, con 18 milioni di accessi durante lo scontro, ha lanciato l’allarme: «Se Washington abbandona Kiev, l’UE dovrà scegliere tra un esercito comune o la capitolazione a Putin».
Un report esclusivo ha svelato che la cancellazione del pranzo diplomatico è avvenuta su ordine diretto di Vance.
Il Giornale (Italia): «Trump ferma il carrozzone ucraino»
In tono opposto, il quotidiano italiano di centrodestra ha elogiato Trump per «aver rotto il circolo vizioso degli aiuti infiniti», definendo Zelensky «un opportunista che monetizza il vittimismo».
Un editoriale ha sostenuto che «l’Europa dovrebbe seguire l’esempio americano» nel ridurre il sostegno militare.
Le Monde (Francia): «L’illusione europea in frantumi»
Il quotidiano parigino ha collegato l’incidente alla «tregua tecnologica» proposta da Macron, giudicandola «un castello di carte senza sostegno USA».
In primo piano, l’analisi di un diplomatico: «L’Europa deve smettere di sognare autonomia strategica e rafforzare la NATO».
Media russi: il trionfo della propaganda
RT (Russia Today): «Il burattino Zelensky finalmente smascherato»
Il braccio mediatico del Cremlino ha trasmesso in loop i momenti più accesi, commentando: «Gli USA riconoscono finalmente il regime nazista di Kiev».
Un falso fact-checking ha sostenuto che «Zelensky ha sottratto 500 milioni di aiuti», mescolando dati reali e invenzioni.
Izvestia: «La pace arriderà solo senza Zelensky»
Il quotidiano governativo ha pubblicato un’intervista a fantomatici «dissidenti ucraini» che chiedono le dimissioni del presidente, definendolo «un ostacolo alla riconciliazione».
La narrazione insiste sul tema: «Trump vuole la pace, Kiev la guerra».
Media cinesi: silenzi strategici e sottintesi
Global Times: «Il declino della leadership USA»
Evitando commenti diretti, il tabloid ha collegato l’evento alla «crisi di credibilità occidentale», sostenendo che «Pechino offre un modello alternativo di mediazione».
Un editoriale ha osservato: «Quando gli alleati litigano, la Cina costruisce».
Xinhua: «Nuovi equilibri nelle esercitazioni sino-russe»
L’agenzia di Stato ha dedicato un trafiletto allo scontro, preferendo enfatizzare le manovre militari congiunte nel Mar Cinese.
Il messaggio implicito: «Mentre l’Occidente si divide, noi consolidiamo partnership».
Analisi conclusiva: le linee di frattura
- Ucraina: Bilico tra difesa dell’orgoglio nazionale (Ukrainska Pravda) e autocritica strategica (Kyiv Independent).
- USA: Polarizzazione estrema tra media conservatori (Fox) e progressisti (NYT), con il WSJ a denunciare il «fallimento sistemico».
- Europa: Psicosi dell’abbandono (Corriere) vs tentativi di realpolitik (Le Monde), mentre l’Italia riflette la spaccatura interna (Giornale vs mainstream).
- Russia-Cina: Disinformazione aggressiva (RT) e silenzi calcolati (Xinhua) per erodere la coesione occidentale.
Lo scontro, oltre a segnare una crisi diplomatica, ha rivelato come i media globali siano armi narrative in guerre che trascendono i campi di battaglia.
Mentre l’Occidente discute, i rivali costruiscono il nuovo ordine.
Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»
0 commenti