LA PROPOSTA DI TRUMP: GAZA SARA’ UN RESORT DI LUSSO. TRA CONTROVERSIE E SCETTICISMO

da | Feb 7, 2025 | Attualità | 0 commenti

Durante un recente incontro alla Casa Bianca con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Donald Trump ha delineato una proposta sorprendente per il futuro di Gaza: trasformare il territorio devastato dalla guerra in quello che lui definisce la “Riviera del Medio Oriente”.

Il piano, presentato con l’entusiasmo tipico del presidente americano, prevede che gli Stati Uniti “prendano il controllo” della Striscia di Gaza, con un progetto di sviluppo che potrebbe durare dai 10 ai 15 anni. Trump ha suggerito che i palestinesi “amerebbero lasciare” Gaza, ma le sue proposte sulla loro ricollocazione rimangono vaghe e problematiche.

Trump ha parlato genericamente di “un’altra località” dove costruire “abitazioni di qualità” e “belle città”, specificando che “non deve essere una sola area”.

Funzionari della Casa Bianca hanno rivelato che cercheranno di convincere Egitto e Giordania ad accettare i palestinesi sfollati, tanto che Trump ha invitato il Re Abdullah di Giordania e il Presidente egiziano Al Sisi per dei colloqui.

Tuttavia, entrambi i paesi, insieme a Libano e Arabia Saudita, hanno già espresso il loro fermo dissenso al piano.

La situazione è particolarmente delicata in Giordania, che già ospita diversi milioni di rifugiati palestinesi da precedenti conflitti, e dove si teme che un’ulteriore ondata migratoria potrebbe innescare una rivolta armata palestinese all’interno del paese.

La proposta include lo smantellamento degli ordigni inesplosi, la bonifica del territorio e la creazione di un complesso sviluppo economico che, secondo Trump, fornirebbe “illimitate opportunità di lavoro e alloggi per la popolazione locale”.

Tuttavia, il piano ha sollevato immediate perplessità sia tra gli esperti che tra gli alleati di Trump. I punti critici principali includono:

– La questione della sovranità territoriale

– L’eventuale necessità di un’occupazione militare americana

– Il rifiuto dei paesi arabi confinanti di accogliere profughi palestinesi

– La resistenza della popolazione palestinese a lasciare la propria terra

– L’assenza di un piano di finanziamento concreto

– La mancanza di una destinazione concreta per la ricollocazione dei palestinesi

Il senatore Lindsey Graham, tradizionalmente alleato di Trump, ha definito la proposta “interessante ma problematica”, mentre Khaled Elgindy, ex consigliere dell’Autorità Palestinese, l’ha descritta come “davvero bizzarra e incoerente”.

Netanyahu, presente all’incontro, si è limitato a ribadire i suoi obiettivi di guerra: “Sostengo il rilascio di tutti gli ostaggi e il raggiungimento di tutti i nostri obiettivi bellici, inclusa la distruzione delle capacità militari e di governo di Hamas”.

La proposta di Trump, per quanto ambiziosa, sembra ignorare la complessa realtà sul campo: i palestinesi stanno già tornando alle loro comunità nel nord di Gaza, nonostante la massiccia distruzione, dimostrando una chiara volontà di rimanere nella loro terra d’origine.

Questo piano, che alcuni critici hanno paragonato a una pulizia etnica, solleva serie preoccupazioni sulla sua fattibilità e sulle sue implicazioni etiche e politiche.

Nel frattempo, il mondo osserva con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione, mentre la popolazione di Gaza continua a vivere in condizioni di estrema precarietà, senza una chiara prospettiva su quale sarà il suo destino futuro.

Carlo Makhloufi Donelli
Nato a Villerupt (F) il 12.02.1956 – Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia – Membro del board di ricerca scientifica di diverse organizzazioni nazionali ed internazionali – Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione isole di plastica oceaniche»

 

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