“LABORATORIO PER BAMBIN* TRANS E GENDER CREATIVE”: IL DISSENSO DELLA FISI

da | Set 28, 2024 | Attualità, Dai Territori | 0 commenti

La FISI manifesta il proprio dissenso verso la realizzazione del “LABORATORIO PER BAMBIN* TRANS E GENDER CREATIVE”, il cui primo incontro si terrà sabato 28 settembre a Roma.

I motivi della manifesta contrarietà a questa iniziativa, che con grande disappunto ha ottenuto il placet del comitato etico dell’Università di Roma Tre, sono di ordine linguistico, pedagogico, ed etico.

Dal punto di vista linguistico, infatti, si precisa che l’utilizzo grafico dell’asterisco per “opacizzare il genere grammaticale” e arrivare così a un inspiegabile “gender neutral” risulta un solecismo morfologico a tutti gli effetti, ed è un assoluto controsenso se si considera, inoltre, lo sforzo immane che docenti delle elementari e di lingua seconda svolgono, quotidianamente, in migliaia di aule italiane, per insegnare ad alunni e alunne la meravigliosa complessità della lingua italiana, ormai tristemente ripiegata su un servilismo tutto anglofono che ne snatura storpia e distorce la ricchezza della declinazione grammaticale. C’è da restare, peraltro, tristemente inorriditi per il titolo che inizia in italiano: “laboratorio per bambini” per poi continuare in inglese: “trans e gender creative”. Ecco un chiaro esempio di adulto semicolto, ma comunque abbastanza alfabetizzato, il quale ricorre, immancabilmente, al famigerato, onnipresente e semplicistico inglese quando si tratta di edulcorare concetti pericolosi e inopportuni, specialmente se pensati e creati per bambini dai cinque anni, i quali dovrebbero, invece, godersi ancora la propria infanzia senza sovraesposizioni ideologiche e linguistiche a concetti e pratiche assolutamente condannabili.

Sotto l’aspetto pedagogico ed etico, desta sconcerto la scelta di questo progetto, che appoggia supinamente i dettami dell’educazione sessuale promossi dall’Oms, nel quale viene orwellianamente definito “creative” il trans e il gender, pratiche che possono alterare la naturale crescita dei bambini, i quali, come raccontato da alcuni minori stessi, complici la superficialità di alcuni centri medici e le consulenze frettolose di alcuni psicologi, si sono ritrovati a soffrire in modo indicibile per le irrimediabili conseguenze del cambiamento di sesso. Sorprende che nella subalterna Italia non si segua l’esempio inglese di chiudere centri come il Tavistock, che tratta la disforia di genere dei minorenni con farmaci bloccanti della pubertà, e a scoraggiare queste pratiche tra i minori, in nome di una diagnosi di disforia di genere spesso superficiale e troppo prematura.

Resta la speranza che in Italia non avvengano episodi tragici come in Irlanda, dove un docente di tedesco, Enoch Burke ha dovuto trascorrere quattrocento giorni della sua preziosa vita tra le mura di un carcere, invece che in aula, semplicemente perché contrario a chiamare un alunno trans, con il “pronome plurale ambigenere they”. Allo stesso, una volta rilasciato, è stato vietato addirittura di avvinarsi alla scuola, trattamento questo, che purtroppo non viene riservato nemmeno ai pedofili.

Pertanto, si spera che questo – ideologico e tutt’altro che pedagogico – laboratorio non solo non si faccia, ma che resti deserto

 

Martina Banchetti, referente Scuola Fisi Roma

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