4 LUGLIO, CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI: PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “RI-UNITI PER LA RI-NASCITA”

da | Lug 5, 2022 | Attualità, In Evidenza | 2 commenti

Gira una frase, attribuita nientemeno che ad Aristotele, che mi è parsa tristemente significativa e utile come punto di partenza: “se sulla terra prevalesse l’amore, tutte le leggi sarebbero superflue”. Ora, già è abbastanza triste vivere in un mondo dove il sentimento prevalente non sia l’amore, ma dovremmo almeno sperare che le leggi che lo regolano siano improntate a criteri di giustizia ed equità, ma non pare che neanche questo sia possibile, perché con frequenza sempre maggiore il diritto sta diventando oggetto di manipolazione, interpretazione tendenziosa, strumento di interessi di parte.

D’altra parte, è nei momenti di tranquillità politica e sociale che è possibile stabilire delle regole comuni, accordarsi su un Patto di convivenza, di cui le Costituzioni occidentali sono considerate la miglior realizzazione.

Prendiamo ad esempio proprio il nostro Paese, ritenuto da sempre, a giusta ragione, culla della civiltà per il suo prestigio culturale, che include anche una raffinata sensibilità giuridica. Eppure, nonostante questo antico patrimonio, l’Italia fu incapace di evitare l’orrore dell’ultima guerra mondiale, frutto della degenerazione dei poteri del tempo, e solo nel 1948, all’indomani della tragedia bellica, riuscì a dotarsi di una Costituzione che ha sostanzialmente garantito una fase storica di benessere e relativa pace sociale. Una sorta di “blindatura del diritto”, che per un certo lasso di tempo ha assicurato una discreta tenuta del sistema Paese. Sembrava impossibile immaginare che un tale complesso di dispositivi di garanzia potesse essere messo in crisi.

Ma è successo.

È successo in modo impercettibile, subdolo, perché il Potere sa che uno stravolgimento scoperto delle regole fondamentali avrebbe potuto provocare la reazione popolare e allora ha lavorato alla destrutturazione della Costituzione, svuotandone poco a poco, nella pratica e anche nella lettera la funzione di garanzia, di argine contro il prevalere degli interessi di parte.

Ora, con questa premessa immaginate cosa succede quando un uragano inatteso e devastante si abbatte su una città che non è organizzata per contenere i danni. Ebbene, è proprio quello che è accaduto al nostro Paese: una vera catastrofe, con migliaia di morti e una società dilaniata per l’inadeguatezza degli strumenti  di contenimento di una possibile emergenza sanitaria. Di fronte a un tale cataclisma, il Paese si è rivelato fragilissimo: la mia ipotesi è che quanto è accaduto, è stato possibile proprio a causa dello svuotamento dei valori costituzionali: destrutturando la Costituzione il diritto è diventato legge del più forte, avviandoci inesorabilmente verso la barbarie transumanista e postmoderna.

I segnali c’erano tutti già da oltre un ventennio, almeno dalla Legge Bassanini di riforma del titolo V, ma a mio parere un punto di svolta si è dato quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al suo secondo mandato (peraltro segnale di per sé evidente di incapacità politica e democratica), nominò il bocconiano Mario Monti presidente del Consiglio, e costui non esitò a dichiarare che le politiche che si apprestava a implementare avrebbero dovuto essere al riparo del consenso elettorale – in altre parole si trattava di scelte contro l’interesse popolare. Ritengo che in quel momento si è consumato un vulnus democratico e giuridico che da allora non ha fatto che diventare sempre più purulento.

Da quel momento si sono susseguiti governi sempre meno rappresentativi, mentre le strutture di garanzia ne venivano progressivamente colonizzate, sottomesse, annullate. A questo punto, si rende necessario ribadire con nettezza che in assenza di garanzie istituzionali è necessario ristabilire la sovranità popolare come ultimo presidio di libertà e democrazia.

La nostra iniziativa parte soprattutto da qui: per scongiurare il pericolo, a nostro avviso, incombente, di totale deprivazione di sovranità attraverso l’esautoramento economico-finanziario avvenuto a partire da Maastricht e, oggi, al culmine di questo processo, il tentativo di istituzione di un vero e proprio governo mondiale in ambito sanitario, diretto dall’OMS: qualcosa di veramente inconcepibile.

Sorvolo sul giudizio morale che mi verrebbe di esprimere sull’OMS e sui suoi finanziatori, ma mi chiedo e vi chiedo:  quando e soprattutto da chi è stato deciso che il governo diretto degli individui possa essere trasferito in capo a un ente sovranazionale a finanziamento prevalentemente privato, che minaccia di impossessarsi dell’ultimo baluardo di libertà rimastoci, ovvero la libertà di cura e in generale l’autodeterminazione individuale?

Già solo questi elementi fanno capire chiaramente che, dissoltesi di fatto le garanzie costituzionali, è in corso un attacco al diritto che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Non è superfluo, di questi tempi, ricordarlo: il Diritto non può in nessun caso mortificare, offendere, cancellare i diritti degli individui e delle minoranze. Altrimenti non è Diritto ma legge del più forte.

Quanto è accaduto sul piano sanitario, sociale e politico nel nostro Paese è la conferma di quanto sto dicendo. Sembrava che avessimo una serie di presidi che si supponeva lo tenessero sufficientemente al sicuro. Una Costituzione, già definita a suo tempo “la migliore del mondo”, fortemente incentrata sui diritti umani e sulla tutela delle libertà individuali e delle minoranze; una sanità di altissimo livello e agevolmente accessibile a tutti; una separazione dei poteri apparentemente così netta da poter garantire l’impossibilità di derive antidemocratiche. Eppure, i danni ci sono stati eccome, anche se non siamo ancora in grado di stabilirne con certezza l’entità, per i singoli e per il Paese tutto.

Ma purtroppo l’Italia è uscita dalla gestione emergenziale della pandemia piegata da danni difficili da immaginare prima di questo disastro. Con assoluta certezza possiamo dire che la nostra sanità oggi è molto più debole e sicuramente meno credibile e che il trattamento riservato agli scienziati che in scienza e coscienza hanno espresso perplessità sui modelli di gestione è quanto meno offensiva di una corretta relazione tra sanità e società.

Da sempre i professionisti sanitari chiamati alla tutela della salute e della vita assumono un compito delicatissimo e denso di responsabilità. Negare assistenza sanitaria, sottrarsi alla valutazione individuale delle condizioni di salute del paziente, così come l’omissione di soccorso, sono sempre stati considerati per quello che sono: reati. E tuttavia, da oltre due anni a questa parte, sembrano essere divenuti pratiche perfettamente normali, comprensibili e condivisibili o quanto meno accettabili in nome dell'”emergenza”.

E il colmo è che chiunque abbia osteggiato questa vile pratica, è salito sul banco degli imputati, pagando un prezzo altissimo per restare fedele al giuramento prestato – giuramento, ricordiamolo sempre, rivolto all’umanità, non a un Governo, per quanto “dei migliori”.

I veri servitori dello Stato, leali e affidabili, chiamati ogni giorno a vigilare sul rispetto delle leggi e sulla sicurezza di noi tutti, sono stati allontanati e disonorati con la riconsegna dell’equipaggiamento, segno evidente della sfiducia delle istituzioni nei confronti dei suoi stessi migliori operatori: un trattamento finora riservato unicamente a chi si macchiava di gravissime colpe contro l’interesse collettivo.

Dulcis in fundo, i docenti, da sempre chiamati ad essere esempio e stimolo per il pensiero critico, sono stati umiliati, ridotti a meri esecutori di incomprensibili quanto inutili protocolli, che tanto danno e dolore hanno provocato alla società italiana.

In definitiva, chiunque, nel rispetto della Costituzione, madre di tutte le leggi, si sia permesso di far valere i propri diritti, è stato discriminato ed esposto al pubblico ludibrio. Ma oggi, chiunque, a qualunque titolo, abbia rappresentato i poteri dello Stato, può, in coscienza, dirsi certo che le misure e i protocolli adottati siano stati i più utili ed efficaci nell’interesse del Paese?

Qualcuno può permettersi di dire che i principi della nostra Costituzione siano sempre stati rispettati?

Qualcuno può forse affermare che la dignità dell’uomo sia sempre stata rispettata e salvaguardata?

Lo dico mentre penso alle migliaia di fratelli e sorelle morti nella disperazione del mancato conforto affettivo, o alle migliaia di lavoratori allontanati dai posti di lavoro e puniti con la sospensione dello stipendio e il demansionamento e con tutto l’amore, o almeno la capacità di comprensione di cui sono capace, non riesco a non essere indignato per questa mortificazione non solo del diritto ma dell’umanità.

Sono però consapevole che questa mia indignazione, questa rabbia non dovrà accompagnare le nostre scelte future, perché se cadessimo in questa tentazione non potremmo far altro che innescare meccanismi di vendetta, magari comprensibile, ma che non possono e non devono animare le istituzioni del Paese che vogliamo.

Oggi iniziano a emergere, sia pur timidamente e col boicottaggio dei media manistream, le prime perplessità scientifiche sui benefici delle terapie adottate, e anche in questo caso il prezzo maggiore è stato pagato dal popolo in generale, e specialmente dai lavoratori che hanno ceduto a un ricatto spacciato per dovere civico, solo per mantenere il lavoro, per quanto degradato e lesivo della dignità, proprio perché mantenuto sotto ricatto.

Gli effetti di questo atteggiamento coercitivo del potere politico sono stati certo devastanti e sarà difficile calcolarne i danni nel futuro. Oggi sono in tanti a lamentare reazioni avverse importanti, sono tante le morti improvvise e soprattutto sono aumentate a dismisura le perplessità nelle tantissime persone che avevano creduto e sperato in un’immunità rivelatasi una triste chimera, una fandonia di cui sarà necessario chiarire le responsabilità. Di fronte a tanta devastazione sanitaria e sociale, c’è bisogno di una politica che abbia la sensibilità di intraprendere un percorso di pacificazione in una società profondamente dilaniata.

Questo non significa gettare la spugna o stendere un velo pietoso, non sarebbe giusto nei confronti di chi ha sofferto e ancora porta i segni di questa sventura, ma significa avviare una fase di analisi e di verifica seria dei rischi e dei benefici e laddove emergano responsabilità rilevanti sottoporle al vaglio del potere giudiziario che però non sia condizionato dal  potere politico. In una frase, chiediamo giustizia.

L’orientamento prevalente in questi trenta mesi ha fortemente condizionato il comportamento della società nel suo complesso, e ci troviamo a sostenere la difesa di lavoratori come Anita Mariani, licenziata dall’azienda Cucinelli perché non ubbidisce a protocolli cui si vuol dare valore di legge; o di Dorothea Urban, della cooperativa Cesie di Palermo, che difende il suo diritto di non indossare la mascherina in assenza di emergenza sanitaria.

Siamo ancora impegnati nella difesa di docenti come Pietro Masuri ed Eleonora Ambrusino, che non hanno accettato l’umiliante e senza dubbio incostituzionale contratto di demansionamento a 36 ore per il personale docente.

Sono situazioni, se ci pensate, assurde, che non avrebbero di per sé dovuto generare nessuna apertura di procedimenti disciplinari, e che invece continuano a essere tristissime esperienze per i nostri lavoratori.

Che ciascuno ritorni alla propria vocazione alla propria funzione partendo proprio dal Sindacato, chiamato, oggi più che mai, a tornare ad occuparsi di tutelare i diritti violati dei lavoratori e non a condividere gli obiettivi del Governo tanto da meritarne l’elogio. In questo modo, ci si trasforma in controparte dei lavoratori, non in rappresentanza.

La Magistratura torni ad amministrare la Giustizia con imparzialità e senza tenere conto delle pressioni, più o meno inconfessabili, della politica.

Il Parlamento torni ad essere la casa degli italiani nella quale potersi riconoscere anche nelle diversità ideologiche.

La scienza torni a mettere al centro dei propri interessi l’uomo, il suo benessere, la sua dignità!

Oggi abbiamo dovuto registrare un’amara sconfitta per la tenuta democratica del nostro Paese e siamo arrivati all’ impegno diretto del popolo sovrano, che a trenta mesi dall’inizio della gestione pandemica registra ancora tantissime piazze in protesta, questo dovrebbe consentire un ripristino dello Stato di diritto che si alimenti e si ispiri alla nostra Costituzione del 1948.

Coloro che avevano il compito di vigilare su questi sacri valori e in primo luogo i Sindacati, si sono rivelati nient’altro che centri di potere, sindacati di comodo, strumenti al servizio delle politiche distruttive del Governo, sostenuto da partiti politici che non hanno più alcun legame con le masse popolari.

Nessuno chiede vendetta per questi tradimenti, ma non ci fermeremo finché non avremo Giustizia.

Ciro Silvestri

 

Intervento del Segretario Vicario FISI Ciro Silvestri

Intervento della Dottoressa Erminia Maria Ferrari

Intervento della Dottoressa Anna Rita Iannetti

Intervento di Anita Mariani alias Davide Tutino

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2 Commenti

  1. Engel

    Un raro quanto importante momento di partecipazione, con la testimonianza di chi era in prima linea nel momento più buio degli ultimi due anni.
    La verità ci permetterà di tornare a vivere nel modo migliore, esercitando un diritto al lavoro intoccabile. Essere Segretario Nazionale di comparto, vicino a Persone con questi intenti, è un onore.

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  2. Silvia Santa Stawski

    Ho letto con piacere la trascrizione della conferenza stampa del 4 luglio scorso, l’avevo seguita in diretta, ancora più scioccante, trovandola scritta, la realtà dei fatti succedutisi in questi anni, devastante cosa siamo riusciti a fare della nostra casa, l’Italia

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